OTTOCENTO ETTARI DI MORRONE GIA’ IN FUMO E LA SOLUZIONE VIENE DALLA… PIOGGIA

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PREVENZIONE ANCORA INATTUATA – LA COMPONENTE DOLOSA DELL’INCENDIO DI IERI NON ASSOLVE CHI DOVREBBE TUTELARE LA MONTAGNA

26 LUGLIO 2023 – Questa sera dovrebbe piovere. Ed è l’unica speranza che si spenga l’incendio che da ieri pomeriggio aggredisce il Morrone. Come sei anni fa. I Canadair sono impegnati altrove, per emergenze più gravi. Come sei anni fa. Sei anni fa piovve dopo tre settimane da quel 20 agosto e l’incendio si spense. E sta tutta qui la differenza.

Anche quest’anno si parlerà di autocombustione “date le alte temperature di questi giorni e questa estate anomala” (secondo il formulario in uso). Ma l’autocombustione non esiste. E, comunque, non può riguardare un solo punto di tutta la montagna, dove si apre un fronte in pochi minuti (forse venti, al massimo trenta). Sei anni fa si disse che furono trovati molti inneschi. Quest’anno finora ne è stato trovato uno, che forse da solo non potrebbe aver determinato fiamme che nel giro di poche ore hanno travolto ottocento ettari di montagna.

Oggi si dice che le telecamere-trappola potrebbero aver registrato le immagini degli incendiari. Ma se la vegetazione del Morrone è così esposta, sei anni di riflessione su quelle migliaia di ettari distrutti in venti giorni avrebbero dovuto indurre a dotare boschi e sottoboschi di  quelle che si chiamano impropriamente “linee di fuoco” (cioè di interruzioni  della vegetazione) per impedire che le fiamme si propaghino in un battibaleno, affrettate dalla resina dei pini. Cioè, in sostanza, è necessaria una bonifica importante, come è importante l’equilibrio ecologico del Morrone, parte di un Parco nazionale aggredito da più fronti, proprio dagli incendi: come quello che qualche giorno fa è esploso nella discarica del Cogesa.

Sono tutte valutazioni che si dovrebbero fare tra un incendio e l’altro, quando non c’è l’emergenza per lo spegnimento delle fiamme: una sana opera di prevenzione. Il dramma di queste ore si risolverà, almeno per l’emergenza più grave che minaccia anche gli insediamenti umani.

Pioverà, governo fico.

Nella foto del titolo: l’incendio nella prima ora, visto dall’ingresso di Pratola Peligna (sulla destra si nota la statua alla Madonna della Libera). Sotto: l’incendio ieri sera visto da Pettorano e dal suo castello (sulla sinistra), da dove è apparso più chiaro che già in serata le fiamme stavano per raggiungere la parte più alta del Morrone

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