IL NUOVO CHE AVANZA, ANZI GIA’ AVANZATO

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UNA OCCHIATA AI PROCLAMI DI ANGELO FIGORILLI CHE NELLA SCONFITTA SCOPRE FRASEGGI TRUMPIANI – MA HA VISTO CHE NOMI HA PARTORITO LA SUA COALIZIONE?

27 MAGGIO 2025 – C’è qualcosa che stona parecchio nelle parole che il candidato di centro-sinistra ha pronunciato quando si faceva reale l’ipotesi dal centrosinistra ricacciata sempre tra gli incubi di questa campagna elettorale: la vittoria dell’antagonista al primo turno. Ha detto che “Tirabassi è il sindaco che questa città merita”, che è frase ambivalente. Può banalmente significare che Tirabassi e non di più Sulmona merita. Contiene, quindi, la rabbia dello sconfitto, che si considerava molto di più di Tirabassi. Può significare che Tirabassi rappresenta il naturale sviluppo della storia di questa città: parliamo della storia amministrativa e politica, verosimilmente degli ultimi decenni, cioè la storia di una città che vuole rimanere chiusa all’innovazione, se non proprio ad una rivoluzione salvifica, che sarebbe stata incarnata dal candidato così sonoramente sconfitto, intenzionato ad andarsene (oppure a rimanere negli interstizi, senza contare nulla) dopo aver dato a quella città l’occasione di rinnovarsi. Non creda il lettore che la prima interpretazione sia condizionata da una dose diversa di presunzione rispetto all’altra; ma questo fa parte dell’aspetto caratteriale del Nostro.

Quello che politicamente stona (per tornare all’ascolto delle note provenienti da così forte reazione) è la considerazione di sé come occasione innovativa; o meglio della forza innovativa del gruppo politico a capo del quale il candidato si presentava. Angelo Figorilli ha forse dimenticato (o forse non ha fatto in tempo a leggerlo su giornali e siti, nel breve volgere di tempo dalla sua designazione alla consultazione elettorale) che il maggiore dei partiti che lo sostenevano veniva dall’aver inanellato una sconcertante serie di opacissime imprese: ha dimenticato o non ha letto che il capogruppo del Pd nella passata sindacatura era il socio dello studio commercialistico dell’amministratore di una società partecipante al bando per le mense scolastiche, risultato da rifare dopo che proprio quel capogruppo, Mimmo Di Benedetto, lo aveva difeso a spada tratta in consiglio comunale con atteggiamenti irridenti nei confronti di chi avanzava i dubbi rivelatisi tanto fondati da costringere il Comune a rifare il bando? Il candidato Angelo Figorilli, prima di accettare la candidatura, ha dato un’occhiata alla pratica edilizia che ha consentito di erigere fondamenta e primo piano della palazzina di Roncisvalle con i soldi pubblici? E s’è fatto spiegare perché la Procura della Repubblica ha chiesto il sequestro di quella palazzina, il Giudice per le Indagini preliminari l’ha concesso e la società (o la proprietà) della palazzina non hanno neppure presentato ricorso al Tribunale del riesame? E si è fatto dire chi era il revisore dei conti di quella società costruttrice e se per caso era lo stesso Mimmo Di Benedetto? Non poteva chiedere a Mario Pizzola, candidato nel suo raggruppamento, perché disse, a conclusione della riunione del Consiglio comunale, al vice-sindaco Sergio Berardi (della stessa area politica per la quale ieri è stato sconfitto il candidato sindaco), che se n’era “lavato le mani”? Si è chiesto perché la caserma dei Vigili del Fuoco, fortissimamente voluta da quella stessa area politica con la proposta di Di Benedetto e Febbo in un certo sito (sconsideratamente sostenuta, in questo, dalla opposizione dei Fratelli d’Italia), una volta caduta quella maggioranza, andrà in un’area demaniale senza praticamente costi per il Comune?

Se non si è fatto tutte queste domande, come può sostenere di rappresentare un’occasione verso il nuovo? E un’occhiata agli eletti della sua formazione lo conforta sulla effettiva carica innovativa di questo centro-sinistra? Ornella La Civita, che con il cognome dello zio porta tutto, tranne la discontinuità; Catia Di Marzio, con Pingue incorporato, presidente del Consiglio con Annamaria Casini collocata da Gerosolimo a Palazzo San Francesco; Maurizio Balassone, che con Di Piero espressione di Andrea Gerosolimo ha retto la maggioranza a sua volta nutrita dai rinforzi di Gerosolimo tipo Petrella etc, quelli che erano stati eletti in contrapposizione al sullodato sindaco defenestrato a dicembre 2024; Antonella La Gatta, che, per quanto si possa essere convinti sostenitori di Di Piero, era convinta sostenitrice. Questo sarebbe il plotone che caratterizza la discontinuità della candidatura di Angelo Figorilli. Oppure l’urbanista della Città Futura, anche portandogli questi elementari argomenti, risponde in maniera trumpiana: “Da un confronto con me non esci vivo”?

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