L’EX PARLAMENTARE DEI 5STELLE IN AIELLI
27 LUGLIO 2025- Alessandro Di Battista, già parlamentare del Movimento 5Stelle, ha affrontato le tematiche del libro che scrisse nella primavera dell’anno scorso: “Scomode verità”, per denunciare la ipocrisia del cosiddetto “libero Occidente” dinanzi agli scempi della guerra d’Ucraina e all’aggressione genocidiaria sulla striscia di Gaza da parte dello Stato di Israele. L’analisi di Di Battista è confortata da molti documenti, soprattutto provenienti dall’ONU e da organizzazioni non governative. Si sostiene l’ipotesi, sempre più accreditata alla luce dell’evoluzione dell’occupazione della terra dei Palestinesi, che il disegno di Netanihau non sia quello di colpire il terrorismo, quanto quello di eliminare la presenza dei Palestinesi. Chi si salverà sarà deportato, secondo la logica che i nazisti applicarono agli ebrei nell’ultimo conflitto mondiale. Allora come oggi il “mondo occidentale” tacque, con la differenza che allora le fonti di informazione erano censurate da due dittature, compresa quella in Italia, mentre oggi il silenzio viene proprio da rappresentanti di governi democratici, anche di quello italiano che con Giorgia Meloni non ha il coraggio (o la convenienza) di chiedere sanzioni come le ha chieste ed ottenute contro la Russia.
Di Battista ha anche scritto, pubblicandolo quest’anno, “Democrazia deviata”, nel quale passa in rassegna tutti gli eventi che, dall’episodio del Golfo di Tonchino che scatenò la guerra del Vietnam con il finto attacco alle navi statunitensi, hanno caratterizzato gli ultimi decenni di casus belli artatamente allestiti proprio dai governi asseritamente guidati da democrazie: il più eclatante fu quello delle “armi di distruzione di massa” inventate dall’americano Colin Power per giustificare l’invasione dell’Iraq, ma non hanno avuto minor incidenza neanche le provocazioni contro la Russia (che Papa Francesco definì l'”abbaiare di cani” alla frontiera dell’Ucraina). La serie di deviazioni dal modello di democrazia rappresentativa ha portato quasi tutti i Paesi occidentali alla emorragia di votanti, con indici di astensionismo che anche in Italia hanno raggiunto livelli patologici, in relazione ai quali è difficile parlare ancora di scelte democratiche, se un governo è sostenuto da poco più del 26% degli iscritti a votare.






