VENTO DELLA STORIA TRA GLI ANTICHI ARCHI

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LA VISITA DI FLAVIA DE RUBEIS ALL’ISCRIZIONE DEL 1244 AUTORIZZA IPOTESI SULLA SULMONA IMPERIALE E SUL RUOLO DELLE COSTRUZIONI DI EPOCA SVEVA

31 LUGLIO 2025 – Si muove nel magazzino appena restaurato come se fosse un ambito più che noto. Eppure solo da pochi mesi il cav. Filippo Frattaroli ha fatto rimuovere tutti gli intonaci e gli orpelli che, per adattare il fondaco a macelleria e ad altro ancora, in Piazza Minzoni, avevano coperto anche la incisione su pietra di quella antichissima data (nell’ultima foto in basso): MCCXLIV, con caratteri ancora saldamente romanici e, quindi, rarissimi, precedenti di poco rispetto a quelli che i comuni mortali possono vedere impressi sull’adiacente acquedotto medievale di Re Manfredi. E’ una data tra le più importanti per Sulmona, perché apparteneva all’epoca d’oro della dominazione sveva, quando la Curia imperiale, che qui aveva sede, amministrava giustizia per tutto l’Abruzzo e l’Abruzzo intero girava attorno alla città amata dallo “Stupor mundi” e da suo figlio Manfredi di Hohenstaufen. 1244, sei anni prima che Federico II cessasse la sua vita terrena

Flavia De Rubeis (nella foto del titolo e in quella qui sotto), ordinaria all’Università Ca’ Foscari,  trova subito quello che occhi non esperti non potevano trovare: ed è un’altra incisione, di fronte a quella per la quale è venuta a Sulmona. Questa più rozza, appena accennata, ma ancora tutta da interpretare, come forse altre dieci o cento sotto le coltri di terra e pietre che i terremoti hanno accumulato in più di duemila anni di storia.

E’ paziente, si inginocchia, rimane a guardare oltre il vetro pesante che preserva la grande colonna dalla quale si irradiano le volte di oggi come si distribuivano le arcate del palazzo importante, forse sede di uffici per l’epoca grandiosi. Illumina anche con la luce del cellulare, da vicino. E vede alcuni segni proprio in corrispondenza delle cifre in caratteri romani. Questa testimonianza potrebbe mettere in discussione l’ipotesi, finora la più accreditata, che la città finisse alla porta accanto all’attuale “Vaschione”. Se un insediamento così importante si trovava tra l’antico tempio a Giove (attuale Chiesa della Tomba) e l’area nella quale si svolgevano le fiere autorizzate dall’imperatore due volte l’anno, Sulmona medievale non era quella consegnataci a mala voglia dalla terra continuamente tremante, la terra che ha reso aspro il generoso tentativo della dinastia sveva di eleggere qui il proprio “hic manebimus optime”.

Flavia De Rubeis ha già scritto un approfondito studio sulla lapide che campeggia sugli archi dell’acquedotto. E ne scriverà un altro su questa data importante. Poi altri ancora, perché il Medioevo che è passato di qua potrebbe avvalorare un’altra ipotesi suggestiva: che, cioè, la città sveva sia stata più florida e strategica della stessa città che aveva dato i natali a Publio Ovidio Nasone (quella, in realtà, compressa dall’importanza di Corfinio; questa per nulla intimorita dalle quattro case sparse che poi si chiamarono L’Aquila, ma solo dopo Federico II perché fondata da suo figlio Corrado IV per abbassare la cresta ai baroni recalcitranti).

E’ ancora questione di passione per la propria terra, per quanto aspra al punto da costringere a cercare altrove i percorsi del proprio successo, e di investimenti come quelli che Filippo Frattaroli sta effettuando per la sua terra impegnandoli da Boston. Poi si potrebbe cercare ancora e, magari, scoprire che qualcuno di molto importante abitava da queste parti e da queste parti governava l’Abruzzo intero e anche un po’ più in giù. Ma già quello che è stato ridato alla luce autorizza a fare qualche sogno imaginifico, tra le macerie sempre illuminanti di dieci terremoti e di tanta Storia. 

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