LETTURA OVIDIANA OGGI PER IL XXV CERTAMEN: UN MITO CHE INCARNA LE VERE TENSIONI DELLA NATURA UMANA
18 APRILE 2026 – “Cadde, ma l’impresa fu grandiosa”. In queste parole non viene in risalto il fallimento, ma il carattere dell’impresa: non si piange l’insuccesso, ma si esalta il tentativo, quasi che da solo l’ardore abbia il suo riconoscimento assoluto; quasi che il raggiungere l’obiettivo sia circostanza secondaria. Le Naiadi piangono calde lacrime sul corpo di Fetonte, ma di lui non resterà il ricordo di uno sconfitto, quanto l’aver osato guidare il carro del Sole, “impresa” che altri non aveva mai tentato e che sarebbe riuscita se i cavalli non avessero percepito l’incertezza nella tenuta delle briglie e non fossero passati ad essere protagonisti di un rovinoso giro sul mondo e delle devastazioni di tanta potenza e fiammeggiante energia.
Uno degli episodi più affascinanti delle “Metamorfosi” di Ovidio (nella foto del titolo l’immagine riprodotta in una volta della Galleria Borghese a Roma) rivivrà oggi pomeriggio al “Pacifico” in Via Roma, dove per la “Lectura Ovidii” Maddalena Crippa ripercorrerà il destino dell’ “Infelix Phaethon”, il Fetonte che il Sulmonese ha reso nella sua drammaticità e, al tempo stesso, come quasi sempre si rinviene nelle “Metamorfosi”, nel lato gioioso dell’avventura verso il destino.
Infelice Fetonte? Sì, certo, se si esamina la sua fulminea avventura durata meno del tempo di un mattino, dal primo muovere del carro del padre fino al dardo imperioso lanciato da Giove per impedire che altri disastri venissero inferti al mondo. Ma se lo si vede come il protagonista di un sogno da realizzare, giammai di un capriccio, quanto del “memento audere semper”, dell’osare fine a se stesso per educare lo spirito verso il superamento dei confini e, quindi, la rimozione dei limiti, lo si potrà apprezzare nel ruolo che Ovidio gli ha assegnato fin dai primi versi dei quindici libri delle sue “Mutate forme”. E ancora ai nostri giorni si vedono tentativi verso gli inviolabili confini: cambiano i mezzi, ma non lo spirito. E che cosa si leggeva nell’epitaffio di El Alamein, se non il riconoscimento del pari valore dello sconfitto?
Dunque una lettura spiritualmente eccelsa, qualcosa che proietta ben fuori dell’ordinario: che fa vivere agli ascoltatori l’estasi di riconoscersi nella sete di avventura e li sazia del pianto ammirato delle Naiadi, premio assoluto per il solitario giovane alla ricerca di una verità senza la quale non può vivere.
Il pomeriggio di questo “Certamen Ovidianum Sulmonese” (dalle ore 17) sarà presentato da Maria Antonietta Spadorcia, vice direttrice del TG2.







