SE LA NOTTE ROMANA PARLA ANCORA DI OVIDIO

367

LIRICO ALLESTIMENTO NELL’ANTICIPO DI PRIMAVERA DEI “MITI D’ACQUA” RIPRESI DALLE METAMORFOSI

15 MARZO 2026 – E’ notte appena incominciata, nell’anticipo di primavera romana, quando Sista Bramini, dal suo “TeatroNatura”, parla del “genius loci”, evocando una ambientazione classica, risalente a più di duemila primavere romane. Invita a percepire la sensazione che alcuni, non tutti i luoghi riescono a trasmettere. Annota che dall’epoca della classicità si è persa la capacità di avvertire il “genius loci”, talora annebbiato, se non sopraffatto, da quella che lei definisce “l’intermediazione tecnologica”. Ci allontaniamo dal contatto, diretto e senza filtri, con quel flusso di impalpabile energia, quando non diamo la preferenza al linguaggio del posto, fosse anche quello del silenzio.

La premessa di Sista Bramini serve a parlare dei miti (“che si sono persi e che spiegavano molto”), soprattutto dei miti di Publio Ovidio Nasone e delle sue “Metamorfosi”: la fonte di acqua dolce nella Ortigia siracusana; la disavventura di Atteone che, inconsapevole, ma troppo ardito per non essere punito, incontra Diana e raggiunge il primato di essere l’unico a vederla senza veli; la fuga dall’amore di Ermafrodito, che dall’acqua è attirato, ma che nell’acqua trova il desiderio irrefrenabile di Salmace.

La narratrice di questi “Miti d’acqua” cerca un legame tra gli episodi narrati da Ovidio e lo trova nel liquido che purifica e avvolge, che attenta e nasconde, che dona ai luoghi una attrattiva in più, al punto che l’uomo li elegge talvolta a posti magici, comunque vi consacra templi e santuari quando c’è un fiume, una sorgente, l’incontro con il mare.

E’ grande la forza che Bramini e Camilla Dell’Agnola imprimono a queste narrazioni, di per se stesse profondamente liriche, nelle parole che Ovidio sceglie per descrivere il momento che ogni creatura, sia essa animale, o sia uomo, donna o ninfa, incontra per compiere l’atto finale del proprio destino: il momento al quale Ovidio volge il suo sguardo ricco di “pietas” per le vittime.

I luoghi parlano di coloro che li hanno vissuti” aggiunge la voce narrante, offrendo una chiave di lettura al flusso che emana da quei posti, e di Ovidio si disse nel Medioevo che fosse un mago perché meglio di chiunque altri ha saputo legare i luoghi ai personaggi,  in un repertorio di “mutazioni” che ancora dopo due millenni è consultato per ricostruire la sacralità dei Romani, o quella che a loro appariva tale.

Concluso il viaggio tra i miti d’acqua, la notte romana si apre verso chi risale dalla “Caverna di Platone” di Via degli Scipioni, ad offrire la conferma del genius loci in un teatro, che non è più soltanto avvolto dalla natura e che ha visto vivere e incontrare il proprio destino irreversibile personaggi immensi della Storia; compreso l’inventore (o adattatore dalla Grecia) dei miti d’acqua (ma anche di fuoco), che parla della “sua” notte come di una “tristissima noctis imago” e che per un’ora ha declamato le sue fantasmagoriche narrazioni sulle labbra di Sista Bramini, quasi fosse ancora vicino ai Fori.

Please follow and like us: