A RAPPORTO DAGLI ANGOLI DELLA TERRA

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SFILANO I PROTAGONISTI DEL CONCERTO PER PUBLIO OVIDIO NASONE

29 MAGGIO 2017 – Se uno avesse il cattivo gusto di sostituirsi a Ovidio per narrare le cose che lo hanno rattristato o reso felice, proverebbe a indovinare come sarebbe rimasto nel sentire uno per uno i trenta e più ragazzi che, al termine del concerto alla base del campanile dell’Annunziata, vicino alla imperiale casa di Arianna, hanno espresso in latino il nome del Paese di provenienza. C’era tutto il mondo a cantare oggi pomeriggio le poesie di Saffo, Orazio, Catullo; e, dopo questo dovere di ospitalità, quelle di Ovidio. Ben duemila anni dopo, a dimostrare che il Sulmonese è cittadino del mondo e che, come egli aveva annunciato, se ancora si parlerà latino si declameranno i suoi versi e lui non morrà. Il cammino verso la conoscenza di Ovidio si è sviluppato, nelle parole del prof. Luigi Miraglia (che di questa Accademia Vivarium Novum” è l’artefice e il motore; nella seconda foto) senza nessun tecnicismo che pure avrebbe potuto sfoggiare; egli ha guardato negli occhi gli studenti del Liceo Fermi e i giovani sulmonesi che con Ovidio vogliono avere un approccio contenutistico.

A loro ha detto, in questo momento di grande smarrimento e di angosciosi interrogativi sul futuro, le parole del Poeta che invitava a non saziare il corpo e a non compiacersi della bellezza, se prima non si fosse nutrita l’anima e non la si fosse preparata alle prove della vita. “Chi ha sofferto può aiutare le persone che soffrono” è un messaggio che Ovidio pronunzia pur non sapendo nulla di un Redentore che era nato qualche anno prima. Il Vescovo non ha perso una battuta degli intermezzi tra una musica e l’altra, perché a raccontare di un Ovidio di questa sconvolgente versione solidaristica non si sono avventurati in molti finora e di certo non nelle celebrazioni di maniera che hanno ingolfato questo Bimillenario.

Ed è l’autentico messaggio della poesia di Ovidio, anche di quella che cantava i miti sfarzosi dell’Impero. Il prof. Miraglia, nell’esortazione che ha lanciato ai molti giovani e ai molti anziani presenti nella prima serata ed’estate, ha dovuto parlare poco del rivoluzionario esperimento che conduce in Villa Falconieri a Frascati: quello di unire in un solo linguaggio i ragazzi di tutto il mondo per l’apprendimento degli alti contenuti della spiritualità del classici romani e greci. Lo ha eloquentemente illustrato  il risultato che sta tutto in questo ultimo esperimento della romanità un po’ lontano dal Foro romano e molto vicino alla Casa di Arianna.