“AMARE IL PADRE COSI’ E’ DELITTO PEGGIORE DI ODIARLO”

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DALLE METAMORFOSI L’EPISODIO DI MIRRA CHE SERMONTI HA LETTO IN CAMPIDOGLIO

5  LUGLIO 2014 – “Odiare il padre è un delitto; ma amarlo di questa maniera è peggio”.

E’ l’amore inconfessabile a perdere Mirra, figlia di Cinira. “Sto per cantare un orrore: Scostatevi, figlie! Scostatevi, padri! E ove questo mio canto dovesse sedurvi, non datemi ascolto, pensate che questa è tutta una storia inventata; ma se ci credete, dovrete credere pure al castigo”. Ovidio prende mille precauzioni prima di accennare (accenna solo) al delitto che nessuna società tollera e si compiace che questo ostracismo sia anche quello della società: “Se peraltro natura ci lascia assistere a cose del genere, mi congratulo con i Traci, con questa parte del mondo, col nostro paese, di essere tanto lontani dai luoghi di tanta scelleratezza”. Mirra vive in solitudine la sua “bramosia”. Si dispera, percepisce tutta l’immoralità del suo desiderio. Ne fa partecipe, dopo tante insistenze che le venivano con affetto proposte, la sua balia, che è lontana dal sospettare; che non capisce neanche dopo i primi riferimenti, neanche dopo aver visto i segni del tentativo di Mirra di uccidersi per non dare scandalo, per impedire al suo stesso corpo di avvicinarsi a quello del padre con intenzioni empie.

Ma “la fanciulla non apre bocca, fissa per terra, crucciata per il tentativo interrotto di quel suicidio mancato. Insiste la vecchia, si scopre i capelli bianchi e gli inutili seni, e invocando la culla, le prime poppate, la supplica di confidarle per cosa soffre tanto. Quella si gira dell’altra parte e sospira”; ma la balia vuole sapere, promette il silenzio, ed in più, le dice: “Parla e permettimi di darti una mano: son vecchia, d’accordo, ma non da buttare. Deliri? Conosco una donna che ti cura con erbe e incantesimi; qualcuno ti ha fatto il malocchio? Te la cavi con una magia; gli dei ce l’hanno con te? Li calmi con un sacrificio”. Insomma, è fuori strada.

Dopo i sospiri di Mirra, sussurra: “Ho capito: sei innamorata; ma niente paura, io sarò dalla tua parte (còntaci) come sempre”. E potrebbe fermarsi qui e ottenere qualcosa di più da Mirra. Ma, da persona normale che è, aggiunge: “E non dirò nulla a tuo padre”. Peggio non poteva andare. “Mirra si strappa furente all’abbraccio, schiaccia la faccia contro i cuscini, urlando: “Vattene via, risparmiami questa vergogna”.” Per altri minuti la balia non capisce, fino alla tremenda allusione di Mirra: “Beata te, mamma, che l’hai sposato”.

A questo punto pure la balia più oca deve capire. E Ovidio racconta come lei capisce e che cosa provoca questa consapevolezza: “Gelidus nutricis in artus ossaque (sensit enim) penetrat tremor, albaque toto vertice canities rigidis stetit hirta capillis” . Vittorio Sermonti traduce: “Un brivido di ghiaccio infilza la balia, che adesso ha capito, e le penetra dentro le ossa; su tutta la testa i capelli bianchi le si drizzano, s’irrigidiscono”. La balia, come tutte le persone che sulle prime si bloccano davanti all’orrore (ma solo sulle prime…), fa molto di peggio. Infatti, procura l’incontro tra il padre e la figlia senza che lui sospetti la identità della giovinetta. Il resto, manco a dirlo, è una trasformazione, penosa, dolorosa, che coinvolge anche il piccolo nato dall’incesto e costretto come la madre in un tronco rigido e rugoso, dal quale, per intervento di altri, può staccarsi per diventare Adone, che “perfino a Venere piace”.

Nell’immagine del titolo: Bartolomeo Manfredi,  “Castigo di Cupido”, olio su tela, 1605-10 ca, Chicago, Art Institute (particolare).