ANCHE LE QUERCE HANNO LE LORO DEBOLEZZE

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METAFORICA VICENDA DI UN ALBERO ALLA STAZIONE

18 GENNAIO 2014 – Le querce disseminate sul territorio della Valle Peligna sono tante; alcune sono imponenti, giunte a completa maturazione, forti, non sono scalfite neanche dalla bufere più impietose, quelle che schiantano gli abeti e i pini, che fanno strage di pioppi e alberi da frutta. (Nella foto la quercia vista da vicino, con lo squarcio di una parte importante).

Sono pochissime le querce a contatto con i posti frequentati tutti i giorni: forse la più grande si trova poco più avanti della stazione ferroviaria, lungo la strada provinciale 51 del Sagittario, dove finisce il rettilineo (nella foto la base del grande fusto e il blocco di rami caduto di recente). A guardarla da lontano dà l’idea di un collage di tanti alberi messi insieme. Avrà più di cento anni, ma se si osserva meglio il suo fusto racconta una vita molto più lunga. Da qualche settimana mostra una ferita lungo tutta una ramificazione: una parte si è spezzata ed è finita a terra. Si è portata via un pezzo di mito della forza, della resistenza.

Ma il resto, pur con questa mutilazione, rimane ed è da tutelare. Svetta e si vede da lontano; il Comune potrebbe legare a questa pianta un avvenimento di tanti anni fa; potrebbe aver visto partire il primo treno, ha visto a due passi la strage compiuta dagli anglo-americani su gente inerme che si riparava in un bosco vicino. Il Comune potrebbe farne il sacrario di un evento illustrato con una lapide; e magari curare quelle ferite che denotano come la pianta si sia indebolita, forse anche per mano dell’uomo che una decina di anni fa scavò per le solite condotte o installazioni di cavi di fibre ottiche, per lo più assolutamente inutilizzate (nella foto una inquadratura della quercia, lungo la Strada provinciale 51 “del Sagittario” e in località San Rufino).