ITINERARI DOMENICALI – UNA CHIESA CHIAMATA DESIDERIO

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L’ULTIMO RE LONGOBARDO FONDO’ SAN PIETRO AD ORATORIUM NELLA DIOCESI DI SULMONA

18 GENNAIO 2014 – Il quadrato magico “Sator – Rotas – Opera – Arepo – Tenet” si trova in non più di dodici posti in tutta Italia.

L’arte palindroma ha aperto infiniti orizzonti che per millenni hanno infervorato anche i sostenitori dell’enigmatica: una parola che “corre contro”, che si legge al suo contrario con lo stesso significato (nella foto del titolo il “quadrato magico” come si legge, quindi rovesciato, nella facciata di San Pietro ad Oratorium, a Capestrano) .

E nessuno, in verità, ha saputo dare a quel quadrato un significato convincente: qualcuno vi ha letto, con una certa disposizione delle lettere, la preghiera di sempre, il Pater noster, qualcun altro una profezia; qualcun altro una parabola. Comunque non c’è da scoraggiarsi, l’Uomo ha altri millenni davanti a sé per scoprire anche questo arcano (nella foto in basso la parte alta del portale di San Pietro ad Oratorium: “A REGE DESIDERIO FUNDATA”).

Intanto può essere utile sapere che uno dei luoghi che ospita la pietra con questa incisione è San Pietro ad Oratorium, una chiesa romanica che si trova, stranamente, molto in basso, nella Valle del Tirino, anziché svettare in un’altura. Ma non è detto che formare la facciata di un luogo sacro alla Chiesa determini la sacralità di tutte le pietre: per esempio, a qualche metro di distanza da questo quadrato e sulla stessa facciata c’è un rilievo che viene addirittura dalla casa dei Vetti di Pompei. Su un punto non si può dubitare quando si parla di San Pietro ad Oratorio: sopra la porta di ingresso c’è un riferimento chiaro alla fondazione da parte di Re Desiderio, l’ultimo dei re longobardi, nell’VIII secolo, forse nel 756.

Il “Desiderio” che è scritto nel portale dell’ingresso sarebbe proprio quel re triste che Manzoni ricorda nell’”Adelchi”, cioè il padre della giovane ripudiata (nel 771) da Carlo Magno, Desiderata o Ermengarda (“Sparsa le trecce morbide / sull’affannoso petto…”, un metistofelico esempio di accusativo alla greca, o di relazione, che avrà fatto incappare il 98% dei liceali nel trabocchetto e recitare “Sparse le trecce morbide”. Poi si dice che l’enigma sta in sator rotas opera arepo tenet…). Tutto questo nella Diocesi di Sulmona e in un periodo di grandi avvenimenti della storia europea (nella foto San Vincenzo, a fianco del portale di San Pietro ad Oratorium).

Del resto, non è molto lontano da qui il grande complesso conventuale di San Vincenzo al Volturno, appartenente come San Pietro ai monaci benedettini e dove si favoleggia sia stato lo stesso Carlo Magno. E San Vincenzo, mitico personaggio che affascinò migliaia di monaci e fece loro affrontare il martirio alle sorgenti del Volturno, è riprodotto in un bassorilievo del portale di San Pietro ad Oratorium.