ANCHE TRA GLI EX-MATTATOI SULMONA HA LE SUE CREDENZIALI

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NUOVO CORSO DEI MUSEI ALL’AQUILA E AD AVEZZANO

6 MAGGIO 2012 – C’è un fervore indomito nell’allestire mostre nei mattatoi: abbiamo riportato il suggerimento di “Legambiente” aquilana che vorrebbe trasferire tutte le opere d’arte in pericolo dalle chiese e dai palazzi gentilizi all’ex mattatorio pur di non spostarle nelle sale monumentali, climaticamente calibrate e culturalmente un po’ più elevate, dell’ex abbazia celestiniana di Sulmona. E “Legambiente” non si fa convincere neanche da qualche compagno  che da Sulmona ha fatto notare la gaffe.

Ora è il caso del museo archeologico della Marsica che, si fa notare con piccato compiacimento, è allestito… indovinate dove. Forse la chiave di questa propensione sta nel collocamento politico di Legambiente, storica associazione dell’ecologismo di sinistra, e di chi ha organizzato il museo della Marsica, che, si fa notare in un giornale oggi, è di sinistra e lo è sempre stata, tanto che Floris, il sindaco di una formazione che si dice di centro-destra, non ha potuto non affidare questa creazione a lei che era stata assessore della giunta di sinistra. Come dire: l’inaugurazione la facciamo oggi, ma è l’effetto dell’impegno di una parte ben visibile e riconoscibile, la destra non si prenda meriti non suoi. O forse, più semplicemente, il rosso esercita sempre un fascino: sia quello “ex” della sinistra italiana, oggi piuttosto incerta anche nelle espressioni rosa, sia quello “ex”, più sanguigno, dei mattatoi.

Ma questa analisi è secondaria, rispetto al problema che un sulmonese si pone: possibile che a L’Aquila e ad Avezzano si vada alla ricerca di ex mattatoi per farne musei e qui, che abbiamo una ex cartiera medievale, ex opificio con impianti per la produzione di forza lavoro, ex istituto di assistenza, insomma il complesso quasi millenario della Casa Santa, nei pressi della cascata del Gizio sulla Via dell’Arabona (che non vuol dire aria salubre, aria buona, come qualcuno pensa di ripulire la locuzione, ma altare alla dea Bona, cioè a Cerere) e non possiamo allestirci neanche una mostra di crepuscolari? Eppure anche noi abbiamo le nostre credenziali, nel “nuovo corso” dell’arte provinciale: anche quello, infatti, è un ex-mattatoio.

Qualcosa pure varrà questo titolo: per giunta sta a un tiro di schioppo da un altro mattatoio, che ha il pregio di essere stato costruito come tale, ma di non aver ospitato neanche un coniglio morto in un incidente stradale, perchè è un tipico caso di sprechi italici. Sta lì, vuoto e imperituro esempio di mattatoio vegetariano, dove nessun caino sollevò arma appuntita; più che ex mattatoio, è il mattatoio del futuro. Merita di ospitare almeno il guerriero di Capestrano, che in quanto a dotazione da combattimento non badava a spese, ma che pare non abbia scoccato mai neanche uno stuzzicadenti.

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