ANGELI IN DIVISA TRA LE CASE DI PETRANSIERI?

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AVREBBERO CERCATO DI CONVINCERE LE VITTIME DELLA STRAGE AD EVITARE LA MORTE SICURA

17 NOVEMBRE 2013 – Il conduttore televisivo Michele Mirabella ha lanciato la proposta di “vedersi ogni due anni” per testimoniare a Roccaraso, nel Comune dei monti abruzzesi violentato dalla strage del 21 novembre 1943, su tutti coloro che sono caduti per crimini di guerre.

Lo ha fatto al termine di una giornata di faticosa e infruttuosa analisi dei motivi dell’eccidio del bosco di Limmari, caratterizzata dalla ricerca di documenti che non ci sono più, di testimoni che vanno scomparendo anno dopo anno e soprattutto delle oscure cause che hanno tenuto nascosto questo fatto storico dirompente, ancora tutto da metabolizzare.

A un passo dal negazionismo

Quello che è successo a Roccaraso settanta anni fa aiuta a comprendere come qualcuno si possa ancora avventurare nelle strettoie del negazionismo per i crimini compiuti dai Tedeschi nel secondo conflitto mondiale. In effetti, se non fosse stato per pochi sopravvissuti, all’indomani di quel 21 novembre e per almeno un anno, non si trovavano tracce dell’orgia dei tanti Caini che avevano sterminato i più deboli, cioè coloro che non ce la facevano neanche a pensarsi a Sulmona dove era stato loro ordinato di sfollare. Centoventotto tra donne, uomini vecchi o quasi inabili, bambini anche di pochi mesi, dopo esser stati mitragliati furono sepolti alla meno peggio, anzi decisamente alla peggio, se, come riferiva nel 1944 il dott. Carlo Cicone su “Il Sagittario”, chi si fosse avventurato nel bosco di Limmari nei mesi successivi avrebbe potuto vedere “stinchi affiorare dalla terra” e altre “parti di cadavere”. Uno scenario che arriva a far negare non già la strage, ma solo il perfezionismo tedesco.

Per tutti era meglio dimenticare

A sentire tutte le relazioni di oggi, a leggere i non pochi libri che sono stati scritti in questi settanta anni, si percepisce per la prima volta la angosciante sensazione che per molti sarebbe stato meglio che della strage di Limmari non si fosse mai parlato. Certamente sarebbe stato meglio per i Tedeschi, che non si possono dire signori della guerra se sono giunti a compiere questi atti di bassa macelleria, tra l’altro neanche da attribuire alle SS, ma all’esercito regolare, quello tanto celebrato come erede delle altezze militari prussiane. Certamente sarebbe stato meglio per gli anglo-americani, che forse il massimo per cercare e punire i colpevoli non hanno fatto. E forse sarebbe stato meglio anche per chi è rimasto in vita, con un martellamento inconsapevole per il destino così tragico, inumano che non si è potuto impedire. Ma, più che per tutti gli altri, sarebbe stato meglio per chi ha spostato il famoso armadio della vergogna nel tribunale romano, con i fascicoli delle molte stragi efferate in tutta Italia; e per chi non si è mai posto il dubbio di cosa mai potesse contenere, se addirittura il Procuratore Generale della Procura militare presso la Corte di Cassazione, Intelisano, ha oggi riferito di aver saputo della strage di Pietransieri solo perchè, nel 1994, in vacanza a Roccaraso, si era avviato verso Pietransieri per una passeggiata e si era trovato davanti al Sacrario delle cento e più vittime senza aver mai saputo di una strage così enorme per ragioni del suo ufficio.

Ma le celebrazioni servono a scuotere

Le celebrazioni, alla fine, sono fatte anche per scuotere: lo fu quella del luglio 1967, quando al gonfalone di Roccaraso fu conferita la medaglia d’oro al valor militare. Lo è stata quella di oggi, nel corso della quale Mirabella ha parlato senza filtri e accomodamenti delle cose orribili della guerra: finanche della inammissibile condotta di una Italia che nasconde il corpo di Pribke; di una RAF che seguitò a bombardare Dresda senza alcun bisogno; e delle cose inconfessabili di prima della guerra, come della ipotesi che fosse proprio l’Unione Sovietica a spingere sull’acceleratore dello scoppio del conflitto per portare con l’ultima spinta il socialismo nel resto d’Europa.

Una corsa disperata

Panorama desolato e desolante, dunque, che al cronista per tanti decenni era sconosciuto nonostante i fatti fossero immensi per un posto nascosto nelle montagne (“E come fa a venire fino qua la guerra; che vuole da noi la guerra?” si erano chiesti gli abitanti di Pietransieri quando sentirono che i tedeschi erano in marcia in quelle zone). Nello sgomento che la macellazione infligge come se fosse di ieri, c’è un lembo per attaccarsi alla speranza: viene da quella corsa disperata di alcuni soldati tedeschi che, poche ore prima dei rastrellamenti, andarono ai casolari scongiurando le cento e più persone di scappare prima che arrivassero i camerati. Erano uomini di buona volontà che non potevano gettare la divisa, ma non potevano neppure assistere al massacro?

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