CARMELA SI AVVELENO’ E IL SECONDINO SI CONSEGNO’ ALL’ERGASTOLO

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SFOGLIANDO NEGLI ARTICOLI CHE “IL TEMPO” PUBBLICAVA SUPERANDO LA CRONACA: LA STORIA DI CONCETTO CHE VIVEVA NEL PENITENZIARIO ALLA BADIA PERCHE’ UNA RAGAZZA CHE AVEVA STUDIATO NON POTEVA SPOSARE UNA GUARDIA

9 AGOSTO 2025 – La festa di San Basilide, patrono degli agenti di custodia, oggi polizia penitenziaria, si celebrava tra le mura dell’Abbazia celestiniana perché fino al 1993 il penitenziario di Sulmona è stato lì. L’articolo che segue fu pubblicato il 27 settembre 1974, alcuni giorni dopo (oggi la festa si celebra il 30 giugno).

Il vescovo ha appena finito di celebrare la Messa nella chiesa dell’Abbazia Celestiniana e le personalità che sono intervenute alla festa degli agenti cominciano ad uscire; all’ingresso, schierati davanti al grosso portone, tutti sono in posa per la consueta fotografia. Tutt’intorno c’è il cortile del palazzo una volta abitato dai frati e adesso ridotto al compito forse meno grato, certo meno pio, di tenere chiusa dietro robuste sbarre gente che vorrebbe evadere, tornare alla normalità: nulla fa capire che si tratta di un penitenziario, probabilmente qualcuno di quelli che ci sono adesso morirà senza aver rivisto i luoghi dove è nato, gli amici che frequentava. Anzi, che l’atmosfera qui fuori sia tranquilla lo dimostra il canto degli uccelli.

Fra loro si aggira un vecchietto, distinto, ben vestito, con cappello e papillon sulla camicia bianchissima e il fazzoletto che spunta dal taschino della giacca a doppiopetto, lì per lì si può pensare che sia un parente di qualche agente di custodia, o una di quelle persone che in determinate feste non c’entrano niente. Poi ci dicono che ha 95 anni e già questo provoca un certo interesse; si aggiunge che abita nella casa di reclusione e si rimane un tantino sconcertati: “Perché proprio qui, lontano da tutti, in una quiete ininterrotta? Una preparazione alla quiete dell’al di là?”

Insieme agli altri, è interessante avvicinarsi a lui: parla molto bene, si nota un accento siciliano; i suoi discorsi, brevi, vari, sono lucidissimi, insomma da come espone quel che pensa si direbbe che il cognome non è proprio adatto a lui. Si chiama infatti Concetto Tartaglia, è nato il 22 febbraio 1879 a Siracusa; lo ripete a tutti quelli che, incuriositi, si avvicinano e glielo domandano. Poi rimane solo, gli facciamo qualche domanda sulla sua lunga vita: “Sto in pensione dal 1929; ho prestato servizio a Roma, alla Favignana, in Sardegna” era agente di custodia, dice che i detenuti prima erano più galantuomini (si fa per dire). Ma da Concetto riusciamo a farci raccontare la sua tragica storia d’amore.

Era pronto a sposare Carmela nel 1914: si volevano molto bene, Carmela stravedeva per lui, ma suo padre non poteva accettare che una ragazza che aveva studiato sposasse una guardia e disse no. Carmela, che era legata solo a lui, perse le speranze e si avvelenò. Concetto non si è più sposato ed ora non ha nessuno, tutti morti. Il vestito elegante che porta “era per il mio matrimonio  – dice – e non lo metto quasi mai”. I suoi occhi si riempiono di tristezza, è silenzioso, riflette per qualche attimo. “A Carmela ci penso ancora” conclude.

Il camminamento di guardia del penitenziario della Badia
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