C’E’ ANCHE CHI PROPONE LA REVOCA DEL DECRETO

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MA BISOGNEREBBE RICOSTITUIRE L’IMPERO CHE RELEGO’ OVIDIO A TOMI

Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e quello di Sulmona, Fabio Federico, sono d’accordo nella revoca dell’editto che condannò Ovidio alla relegazione a Tomi.

Lo hanno detto nel 2008 e il fervore ha portato qualche organizzatore di eventi a ipotizzare anche il ritorno delle spoglie del poeta a Sulmona.

Può essere, però, solo una boutade a scopi turistici. Un editto di Augusto Imperatore non si revoca così. La revoca può venire dalla stessa persona che ha emesso il provvedimento, o dalla stessa autorità (anche se persona fisica diversa). L’una e l’altra ipotesi appaiono ardue. Per quanto considerato “divus”, Augusto non può resuscitare e, per ipotizzare una decisione della stessa autorità, occorrerebbe ricostituire l’Impero romano, cioè riconquistare la Francia e parte della Germania e, insomma, tutti quei territori che aveva Augusto per poter avere il potere di dire che Ovidio debba essere riabilitato e possa tornare nella sua città. Due sindaci non fanno un imperatore.

Quanto alle spoglie, purtroppo non se ne è mai avuta notizia e nelle lande della Romania ci sarà giusto qualche cippo che ricorda il Poeta, peraltro amatissimo nella terra nella quale soffrì.

Il modo più concreto per restituire alla sua figura la dignità di fiero combattente e la sua statura morale sta proprio nell’indagare e valorizzare il contenuto del suo esempio, non solo letterario, ma veramente politico e “contra ordinem”.

E’, quella del bimillenario dalla relegazione a Tomi, una occasione per dare nuova vita al “Centro di studi ovidiani”, magari per approfondire il percorso spirituale del Sulmonese negli anni dall’8 al 17 d.c., quando le sue speranze di tornare a Roma si spensero con l’ultimo respiro. Adesso, si sa, quel Centro di Studi, alle spalle della statua in Piazza XX Settembre, è inagibile dopo il terremoto e sarebbe il caso di trasferirlo affinchè i sempre più numerosi “turisti consapevoli” possano conoscere meglio  una intensa parentesi di vita del Vate.