Centro storico: meglio le auto che le discoteche

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Telecamere_222 OTTOBRE 2011 – I consiglieri comunali del Pdl Roberto Gentile e Vittorio Masci propongono una più estesa isola pedonale al centro storico. Tra l’altro la telecamera inaugurata all’inizio del Corso (cioè vicino alla villa comunale) rivela il passaggio di duemila veicoli al giorno. Occorrerebbe, quindi “ridimensionare il traffico nelle ore di maggior afflusso di cittadini e turisti”. Durante il week-end, poi, potrebbe essere sperimentata la totale esclusione delle auto, che adesso è limitata ad alcuni orari (10,30/13,30 e 17,30/1,00).

 

Il tormentone della chiusura del centro alle auto si svolge dagli anni Sessanta, quando fu introdotto il senso unico sul Corso Ovidio. Allora i commercianti protestarono vivacemente, ma fu proprio un commerciante, il comm. Paolo Di Bartolomeo, sindaco, a prendere una decisione che in effetti almeno evitava l’incrocio dei due sensi di marcia che, nei punti più stretti del Corso, spesso bloccava tutta la circolazione.

Ora i commercianti, almeno per la maggior parte, sono favorevoli alla chiusura totale.

Ma hanno voce solo i commercianti?

E’ da vedere se debbano essere i commercianti il punto di riferimento dell’amministrazione. Nel centro vivono (ormai pochi) residenti. Le condizioni alle quali sono ridotte le strade attorno al Corso possono essere verificate in qualunque momento e da chiunque: crolli, selciato divelto in più punti, orinatoi a cielo aperto, auto abbandonate da mesi, mense improvvisate per gatti, oltre ad una serie crescente di transenne perchè il terremoto non si è sentito solo all’Aquila.

In tale contesto quali sono le misure per agevolare il ripopolamento del centro storico? I parcheggi, autentico ossigeno per chi vuole vivere come vivono tutti i comuni mortali, non sono riservati agli abitanti del centro, mentre nelle città d’arte (ma anche a Roma nei quartieri residenziali) sulle strisce blu possono parcheggiare le auto dei residenti senza limitazione e senza pedaggio. Se a qualcuno viene in mente di aprire un bar, come minimo gli vengono assegnati spazi per tavoli e fioriere, che si sottraggono ai parcheggi (anche a quelli che userebbero i turisti).

In realtà, il centro avrebbe bisogno di ridurre gli orari dell’”isola”, posto che, come è comprovato dal video di questo sito “La solitudine di Ovidio”, già alle 9 di sera in Piazza XX Settembre c’è solo un cane e non si capisce quale sia l’afflusso di turisti fino all’ una di notte.

 Pub per modo di dire

Ma poi un altro argomento, purtroppo, sembra essere diventato “tabù”: si può lasciare il centro storico nelle mani di “pub” che sono discoteche a tutti gli effetti? Il pub, tra l’altro, viene dalla tradizione nordica di consumare nella luce fioca e nella musica diffusa, quasi sottintesa. Quale civiltà c’è nel costringere chi ha scelto di abitare al centro, vivificandolo e conservandolo, a non dormire fino alle 5 del mattino? Ormai il problema non è più tanto quello di imporre orari per la vendita di bibite o liquori (come peraltro ha benissimo imposto il sindaco), ma è quello di verificare come e perchè siano state trasformate le destinazioni di uso di magazzini, garage e cantine in bar e cosiddetti “pub”. Se un valore ha il potere del Comune nelle scelte urbanistiche, dovrà almeno essere orientato a non calpestare e stravolgere l’assetto di una città, soprattutto quando questa è elegante e armoniosa, ormai il migliore centro artistico dell’Abruzzo (come ha osservato Vittorio Sgarbi nelle settimane scorse). Allora, se gli opifici rumorosi, i depositi di materiale, le industrie hanno siti riservati e lontani dall’acquedotto e dalla statua di Ovidio, dalla cinta muraria e dalla chiesa della Tomba, non si vede perchè le  discoteche  debbano derogare a questa regolamentazione.

Il problema delle auto, allora, è l’ultimo degli ultimi.