Chi vuole Il Vaschione se lo conquisti

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LA NEVE BLOCCA LE STRADE MA IL GIORNALE STA ALL’EDICOLA DI PIAZZA XX SETTEMBRE

31 DICEMBRE 2014 – Le condizioni della viabilità cittadina sono tali che il numero straordinario de “Il Vaschione” può raggiungere per ora solo l’edicola di Piazza XX Settembre.

Lì dalla tarda mattinata di oggi sono disponibili copie gratuite di 12 pagine di giornale, oltre a quattro di inserto speciale a colori sul pittore Italo Picini. Domani le edicole saranno chiuse. Ma un discreto quantitativo di questa imperdibile edizione cartacea si trova anche al “Bar Di Marzio” sul Corso (praticamente al quadrivio). Quindi, chi volesse, può prendersi un punch caldo e brindare alla salute della testata, che non riceve il becco di un quattrino dalla Regione, dal Comune, da tutti gli altri enti pubblici, dalla Camera di Commercio, dalla Camera Penale o dalla Camera di compensazione: da nessuno.

Perciò può parlare senza peli sulla lingua:

del processo di Bussi sulla discarica più grande d’Europa;

dell’orso che muore mentre il Parco Nazionale della Majella festeggia;

della Corte d’Appello che è il caso di trasferire a Roma per il bene di tutto l’Abruzzo;

della Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna che deve rimanere e crescere (ma con qualche suggerimento);

del Bimillenario di Ovidio senza aglio in testa;

dei Piemontesi che invasero il Sud in centoquattromila e non in Mille;

di Leonardo da Vinci che era emozionato di visitare Sulmona e non L’Aquila;

di Stefania Pezzopane che scrive gli strafalcioni di Italiano;

di Mario Maiorano che è un grande artista anche se non lo dà a vedere (la vera sapienza non si propone mai, bisogna cercarla nei particolari);

dei giornalisti abruzzesi che al processo  per il crollo della Casa dello Studente non hanno indagato sulle zone sismiche di L’Aquila, Sulmona, Avezzano, nonostante il suggerimento in diretta di uno dei più intelligenti inviati speciali d’Italia, Remo Croci;

della gente che dalla Fontana del Vecchio (Vaschione) guarda con sfida i “Celerini” nel febbraio 1957;

del Sacrario dei Caduti senza Croce a Roccaraso, che avrebbe dovuto dissuadere dalle “Missioni di pace”;

di una bella pratolana che si fece suora dopo che il fidanzato morì in Africa Orientale; e divenne superiora di un ordine in Inghilterra;

di un giovane che fino a dieci anni andava per le campagne con un falchetto e poi fece grande la Cassa Rurale di Pratola Peligna.

Tutto questo senza un centesimo di spesa. Cosa si può fare di più per i Sulmonesi, che secondo Ennio Flaiano avevano il vizio capitale della avarizia? Almeno questa fatica di avventurarsi nella bufera potrebbero pure affontarla. E leggere, invece di ingozzarsi nel cenone di San Silvestro.