CIALENTE DAY, CHIARISCITI LE IDEE

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TONFO DELLA MANIFESTAZIONE PER CONVINCERLO A RITIRARE LE DIMISSIONI

17 GENNAIO 2014 – In mille si sono trovati a L’Aquila per chiedere a Massimo Cialente di ritirare le dimissioni da sindaco.

L’assemblea pubblica era intitolata “A testa alta per la città”. Giovanni Lolli, già parlamentare del Pd, ha detto, intervenendo tra i pochi, che non è stato un “Cialente-pride”, ma che comunque è auspicabile un ripensamento del sindaco uscente. Tra i mille non c’era il diretto interessato, che ha comunque fatto sapere di essere stato “licenziato dal Governo per un avviso di garanzia al mio vice-sindaco”.

Fatti due conti, visto che gli Aquilani sono sessantamila, è subito tracciato un bilancio: mille “a testa alta”, gli altri cinquantanovemila gireranno a testa bassa, pensando a tutto il fango che si è riversato sulla città.

Ai Mille Cialente, invece della carica impressa dall’Eroe dei Due mondi, ha dimostrato ancora un po’ di confusione: per esempio non si ricorda che il Pd ha fatto una battaglia ventennale (ma che dire, i fatti risalgono almeno a quando Berlinguer cercò di imporre l’immagine del partito delle regole) sulla necessità che chi è indagato si deve dimettere dagli incarichi pubblici. Sarebbe il minimo, in questi passaggi, “fare un passo indietro”, come, da Occhetto a Renzi si è invocato ogni volta che le indagini hanno riguardato la (finta) Destra e il centro.

In secondo luogo, Massimo Cialente non è stato licenziato da nessun governo; si è fatto da parte perchè il vice-sindaco non è proprio una figura marginale per un sindaco e nelle indagini non è finito per ordine del governo, ma del magistrato. Sono un po’ troppe, quindi, le confusioni che fa Cialente per credere che siano fortuite. Non è stato, alla fine, un “Cialente-pride”, ma è stato sicuramente un “Cialente day, chiarisciti le idee prima di spararle grosse”.

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