CORTEO “NO GAS”: L’INCOGNITA NON E’ IL NUMERO DI PRESENTI, MA LA PRESENZA DI D’ALFONSO E GEROSOLIMO

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SI RISCHIA LA BEFFA DOPO IL DANNO. IL PRESIDENTE-SENATORE PORTERA’ UN CAMPIONE DI FANGHI DEL PORTO DI PESCARA SCARICATI ALLE MARANE?

21 APRILE 2018 – Alle 15 la città (forse con venti sindaci del territorio) dirà un chiaro “NO” alla costruzione della centrale di spinta del metanodotto Brindisi-Minerbio. Un corteo, composto, secondo il programma, da molte sigle di ambientalisti provenienti da varie parti d’Italia, cercherà di recuperare il tempo perso dalle amministrazioni comunali per impedire tanto la costruzione della “centrale” che il metanodotto stesso, considerato una infrastruttura per vendere il gas ad altre nazioni e giammai per incrementare le risorse economiche italiane, già abbondantemente servite dai metanodotti esistenti. Il corteo, inoltre, ha in sé una missione quasi impossibile: invertire la linea di condotta della Regione Abruzzo, che in sostanza ha incentivato l’approvazione del progetto (da parte del Governo il 22 dicembre scorso) rimanendo del tutto assente alla riunione di Palazzo Chigi con il presidente Luciano D’Alfonso e l’assessore alle aree interne (cioè proprio alle aree attraversate dal metanodotto) Andrea Gerosolimo, che non ha mai giustificato quel passo laterale compiuto alla vigilia di Natale.

E il rischio di oggi, al di là del riscontro sui numeri dei partecipanti, è quello di avere tra i convertiti al “No tube”, presenti alla manifestazione, proprio D’Alfonso e Gerosolimo, il primo con la faccia di bronzo che lo distinse quando, all’indomani dei tagli all’ospedale, venne a parlare nell’aula consiliare scortato da un’alta figura istituzionale che gli faceva da guardaspalle e lo protesse da una folla inferocita; il secondo con la faccia di bronzo di chi si è dissociato dalle iniziative devastanti della Giunta regionale sul territorio di Sulmona (fanghi del porto di Pescara, centrale e metanodotto, bretella ferroviaria per escludere la città) e lo ha fatto alla vigilia di nuove elezioni. Potrebbe esserci pure lui, a promettere nuove aggregazioni di amministratori pubblici sotto l’egida del “civismo” incolore e panciafichista, come ha fatto l’estate scorsa.

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