D’Alfonso in giacca a vento negli studi Rai

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CARNEVALE POSTICIPATO NELL’EMERGENZA DELLA BUFERA 

8 MARZO 2015 – La corrente polare che ha invaso alcune regioni d’Italia da giovedì ha lasciato un segno sulle ferrovie,

sulle linee elettriche, sulle strade, qualcuno pensa di far credere che abbia provocato anche la spaventosa esplosione di una conduttura della Snam a Mutignano di Pineto (quando, invece, è semplicemente pazzesco che tali impianti vengano collocati vicino alle zone antropizzate, come si pretende di fare anche a Sulmona, perché la Snam non è neppure in grado di controllarli). La violenza del vento è stata tale che non se ne ravvisano precedenti a memoria d’uomo e ne diamo ampio resoconto con foto che mai sono state riprese nella Valle Peligna, trasformata in uno scenario della Groenlandia.

Ma l’impreparazione dell’amministrazione pubblica è risultata scandalosa, come all’ospedale di Sulmona (dove sono le organizzazioni dei medici, anche quelle sindacali, sempre pronte a discutere di posti e di livelli salariali e oggi attente a non squarciare gli omertosi silenzi sulla mancanza di un piano di emergenza?).

Ultimo, ma non meno importante della lista, è il mondo dell’informazione, che, come per la vicenda del terremoto e del processo sulla casa dello studente a L’Aquila, non si è neppure avvicinato ad annusare una verità alternativa e si è adattato a quello che passavano le istituzioni. Sono stati intervistati prefetti e rappresentanti della protezione civile che hanno riferito, peraltro anche balbettando, ovvietà del tipo: “Con il miglioramento delle condizioni climatiche si potrà fare un bilancio”, oppure “Dove non arrivano le linee elettriche saranno collocati gruppi elettrogeni”; e “Contiamo nelle prossime ore di raggiungere tutte le utenze”. Questi personaggi, peraltro in evidente imbarazzo e niente affatto convinti di legare la loro immagine al disastro (secondo il protocollo di Matteo Renzi, sperimentato a L’Aquila, a Genova, dovunque si verifichino sciagure), hanno invaso il video del TG3 regionale, che ha a sufficienza mezzi per realizzare collegamenti in diretta, come quando si tratta di intervistare i produttori di olio che potrebbero benissimo parlare in studio, oppure quelli della capitaneria del porto di Pescara, che strologano sulla banchina sul dragaggio senza che si veda una draga, oppure i rappresentanti delle associazioni di tutela ambientale che parlano da Bussi Officine quando si sa che i veleni stanno sotto e non in superficie).

Ma questo prodotto della Rai regionale, che si vorrebbe tutelare con barricate che impediscono la chiusura della sede di Pescara, ha in sé una grave insidia: il confronto con una informazione diversa. Sky Tg 24, infatti, è venuta in Abruzzo, a Pineto, ed ha intervistato sul posto dell’incendio di una casa lo sventurato proprietario che dieci minuti prima dell’esplosione della Snam era andato a portare da mangiare al cane “del quale è rimasta solo la carcassa, lì”. Un servizio di grande attualità, di cronaca concreta, mandato in onda solo qualche ora dopo l’esplosione: un classico del giornalismo che risponde alla regola del “chi, dove, quando, come, perché ?”.

TG3 ha rimediato ieri con una entusiasmante intervista di un uomo in giacca a vento con i simboli della protezione civile, intervistato in uno studio del telegiornale, che, con la sua enfasi da condottiero crociato, ha parlato di quanto la Regione sia stata impegnata sul fronte del maltempo a vagliare le richieste di dichiarazione di stato di calamità. L’uomo era il Presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, che non si sa perché vesta la giacca a vento in uno studio della Rai, se non per allestire una messinscena da baraccone. Non si poteva togliere la giacca a vento e buttarla su una sedia e dire le stesse cose, senza l’aspirazione di apparire Nembo Kid? E se non se l’è tolta lui, neppure un giornalista ha avuto l’idea di interrompere l’allestimento carnevalesco?