DALLA NOTTE DELLA PANDEMIA LO SPRONE PER RIPORTARE GLI OSPEDALI SUL TERRITORIO

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“INDISPENSABILE L’INVERSIONE DI TENDENZA” OSSERVA IL PARTITO DEMOCRATICO UN PROGETTO AL DI SOPRA DEGLI SCHIERAMENTI

20 APRILE 2020 – L’impoverimento della sanità pubblica a vantaggio di quella privata è il nodo che ad avviso del Partito Democratico getta inquietanti interrogativi circa la tenuta sociale nel momento dell’epidemia del coronavirus ed in quello successivo.

 “E’  stata  questa  – osserva il circolo PD di Sulmona – l’evoluzione  della  Sanità  pubblica  in  Abruzzo  ed  in  ispecie  sul  nostro  territorio,  dove,  in nome  di  un  bilancio  da  risanare  a  qualsiasi  prezzo,  si  è  proceduto  a  tagli  selvaggi  che  hanno  prodotto  come conseguenza  il declassamento  dell’Ospedale  SS.  Annunziata  a  Sulmona,  e  il  pratico  svuotamento degli  altri nosocomi di Popoli e Castel di Sangro. Oggi  che  siamo  chiamati  a  confrontarci  con  gli  enormi  problemi  aperti  con  la  diffusione  del  contagio  da Covid-19,  e  sulla  spinta  di  autorevoli  pareri  scientifici  che  hanno  evidenziato  le  carenze  del  sistema  sanitario nazionale,  appare  quanto  mai  opportuno  ripensare  l’organizzazione  dei  presidi  sanitari  sul  nostro  territorio, con  uno  sforzo  di  condivisione  collettiva  che  travalichi  i  singoli  schieramenti  politici  ed  ideologici,  per puntare  a  ridisegnare  un  servizio  sanitario  territoriale  efficace  a  favore  della  collettività  tutta  del  Centro Abruzzo. Dato  per  scontato,  ormai,  il  concetto  che  la  cura  dei  pazienti  contagiati  debba  avvenire  al  più  presto  sul territorio,  prima  che  si  instauri  la  malattia  vera  e  propria,  ossia  la  polmonite  interstiziale  bilaterale,  che  quasi sempre  porta  il  paziente  in  Rianimazione,  e  quindi  che,  in  primis,  vada  rafforzato  il  servizio  della  medicina di  base,  per  quanto  qui  d’interesse,  occorre  dunque  accentrare  l’attenzione  sull’assistenza  sanitaria ospedaliera.   Quest’ultima,  divisa  ormai,  alla  luce  delle  esperienze  maturate  in  questo  periodo,  tra  strutture  dedicate  a pazienti  conclamati  COVID  che  necessitano  di  una  terapia  intensiva  o  semintensiva  –  con  tutti  i  presidi  di tutela  che  necessitano  per  gli  operatori  ed  i  malati  –  e  quelle  dedicate  alla  cura  di  tutte  le  altre  normali patologie,  dovrà  essere  ripensata  come  prioritaria  per  ogni  comunità.  Di  qui  la  necessità  di  una  nuovo  assetto che,  sul  territorio  d’interesse,  veda  riqualificato  l’ospedale  di  Sulmona  come  nosocomio  di  Primo  Livello,  e quelli  di  Popoli  e  Castel  di  Sangro  come  ospedali  di  base  con  quei  servizi  e  relativo  personale  sanitario  che rispondano  alle  esigenze  di  cura  di  una  popolazione    di  prossimità,  in  questi  ultimi  tempi  trascurata  quando non  ignorata  completamente. Il  bacino  di  utenza  di  tale  servizio,  rivolto  essenzialmente  a  popolazioni  delle  aree  interne  e,  quindi, sostanzialmente  svantaggiate  da  una  serie  di  condizioni  oggettive  a  partire  da  quelle  geomorfologiche  a quelle  socio-economiche,  potrebbe  riguardare  circa  settantamila  cittadini  ricompresi  tra  i  territori  dell’Alto Sangro  a quelli dell’Alto Pescara. Tale  assetto  potrebbe  trovare  la  sua  organizzazione  sistemica  con  la  previsione  di  una  ASL  specifica  la  cui costituzione  in  virtù  della  legislazione  vigente,  non  troverebbe  ostacoli  di  natura  normativa  e  quindi dipenderebbe  esclusivamente  da  una  volontà  politica  lungimirante.  Amministratori,  dunque,  che  pongano  al centro  della  loro  azione  di  governo  l’interesse  primario  del  riequilibro  dei  territori  sotto  ogni  profilo,  non ultimo  quello  di  una  sanità  pubblica  accessibile  per  tutti  i  cittadini  della  regione,  con  le  garanzie  di  quella buona medicina cui ormai  non  si può  più rinunciare in  nome di  criteri valoriali altri. Rivolgiamo ,  pertanto  un  appello  a  tutte  le  forze  politiche,  sindacali  e  associative;  alla  Senatrice,  nonché  alle consigliere  regionali  rappresentanti  del  territorio,  affinché,  unitamente  agli  amministratori  comunali  dei comuni  del  comprensorio,  si  dia  luogo  ad  un  tavolo  unitario  di  consultazione  attraverso  il  quale  promuovere le iniziative più  opportune al perseguimento  del disegno  su accennato”.

Occorre sottolineare che il disastro attuale è stato voluto anche da D’Alfonso e da Paolucci, che sono stati per lunghi anni presidente ed assessore alla Sanità, entrambi del PD; ma il richiamo ad una collaborazione che vada al di sopra degli schieramenti, per evitare che una eventuale recrudescenza del coronavirus oppure l’insorgere di qualsiasi altra pandemia determini il “crash” di ogni attività sociale è certo un invito che va considerato attentamente, al di là di ogni speculazione di parte.

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