DESTE TORNANO LE VITE DI QUINDICI SULMONESI

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UN LIBRO PER TRATTEGGIARE L’EREDITA’ DI CITTADINI MENO CONOSCIUTI

19 DICEMBRE 2023 – Cercare le tracce delle persone che hanno lasciato pochi segni rispetto ai “grandi” è opera più faticosa e talvolta meno gratificante dei celebrati commenti. Un “Dizionario dei sulmonesi illustri” si comporrebbe di pochi nomi, anche se, occorre dirlo, quello di Ovidio sarebbe sufficiente per eleggere la città a capoluogo d’Abruzzo. Ma cercare Ovidio su google è un attimo; non ci vuole molto neppure a trovare, una per una, le sue opere. Dare giustizia ai molti altri che hanno solcato le vie e le case di Sulmona prima di assurgere agli onori della storia o della cultura nazionali e internazionali è compito certosino, da ricercatore di funghi preziosi o di pepite.

Così, Carlo d’Este ha disegnato una galleria dei sulmonesi dei quali si parla e si scrive poco, rispetto al valore che espressero nelle loro vite. La sua non è stata solo una ricerca anagrafica e un’elencazione di opere. Si vede che tra i suoi concittadini sceglie alcuni che hanno avuto una ricca spiritualità, prima ancora che buone lettere e raffinata cultura.  Per questo fa opera di riabilitazione, calandosi e accompagnando il lettore nei sotterranei delle cose incognite, eppure riportando brani della vita, per esempio, soprattutto di personaggi di grande levatura morale, come Virgilia d’Andrea, sofferente ragazza e donna affranta dalle avversità, dalle malattie, dai contraccolpi del potere che cercava di emarginarla. Persone e personaggi dei duemila anni di storia sulmonese forse stanno a dire che la città ha saputo far sbocciare caratteri ribelli e animi tormentati perché, anche quando lo splendore dei tempi floridi si è andato perdendo per il ruolo che si offuscava, l’humus di cento biblioteche, di circoli intellettuali, di redazioni di giornali, ma anche di istituti di istruzione media e superiore ha contaminato e fecondato l’ambiente ed ha fatto maturare la propensione alla conoscenza, spesso abbinata alla critica più acuta, alla rivolta o anche alla geniale intuizione.

Il “Genus sulmonis” di d’Este è fatto di quindici biografie e un’appendice ed è edito da Lupieditore. L’autore annuncia la possibile pubblicazione di un volume che sviluppi il metodo della ricerca delle voci “meno note, ma non per questo minori” di tutto il comprensorio sulmonese. Già il volume appena licenziato dalla tipografia può essere  il supporto perché si realizzi un “Pantheon” dei sulmonesi che alimenti e, per quanto possibile, soddisfi la curiosità di chi incontri la storia della città.

Nella immagine del titolo “Parlatorio delle monache” di Vincenzo Alicandri

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