PER UN PANTHEON DEI SULMONESI

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Torna in auge un’idea sulla Cappella Mazara

5 FEBBRAIO 2013 – Il sindaco Fabio Federico ha illustrato l’iniziativa del Rotary Club di Sulmona per una sottoscrizione allo scopo di restaurare la “Cappella dei Baroni Mazara” (nella foto accanto al titolo: prima del degrado degli anni Novanta) lungo il viale monumentale del cimitero (foto più in basso).

Un disastro: le condizioni nelle quali si trovano molte tombe di sulmonesi illustri sono davvero disastrose e le ultime commemorazioni di novembre hanno confermato che il degrado procede inarrestabile.

Torna di attualità l’idea di destinare la

Il bellissimo viale di cipressi negli anni Settanta

cappella dei Baroni Mazara (quelli con una zeta) ad un Pantheon sulmonese: l’iniziativa spuntò quasi per caso agli inizi degli anni Ottanta, quando lo stupendo monumento marmoreo appariva ancora come è ripreso nella foto che pubblichiamo, al termine di un incantevole viale di cipressi, prima che rovinassero a terra le lastre pregiate che lo rivestivano e prima che venisse addirittura divelta la cancellata pesantissima in ferro battuto, sottratta (incredibile a dirsi) in una notte. L’occasione era data dalla vendita del palazzo di famiglia in Largo Mazara, al quale era necessariamente abbinato il monumento funebre. Poi sulla cappella sorsero leggende amene, come quella di una dama in bianco che si aggirava in certe notti e lo scalpore travalicò i confini del cimitero per raggiungere le redazioni dei quotidiani.

Ma, al di là del fantastico, si avverte la necessità di un luogo dove collocare fisicamente il ricordo di persone che sono nate a Sulmona o che hanno eletto Sulmona a propria casa adottiva, come un grande musicista che dettò di voler essere sepolto in quel camposanto, vicino a dove aveva eseguito il suo canto del cigno. Ovvero come molti intellettuali che nella vita non avevano più nessuno da amare o che li amasse, certe volte per il carattere scontroso che riduce scrittori e storici a monadi inaccessibili, eppure rigogliosi punti di riferimento per la cultura. Ci vorrebbe, inoltre, una trama che legasse ed illustrasse tutte quelle personalità disperse, una sorta di antologia di Spoon river, alla quale veramente si era già dedicato qualche storico, prendendo le caratterizzazioni di ogni singola esperienza e cominciando dal leggendario Solimo, per passare ad Ovidio, ma senza trascurare i minimi, quelli che il principe de Curtis valorizzò in una delle sue più belle poesie nello scontro tra blasoni e scope da strada.

QUESTA LA SCHEDA TECNICA DELLA CAPPELLA MAZARA.

 A pianta cruciforme di chiara tendenza neoclassica fu commissionata da Francesco Mazara, barone di Schinaforte, per commemorare la memoria del padre Gentile.

L’opera, iniziata nel 1906, fu completata nel 1910 su progetto dell’ingegnere Domenico Poillucci e ha raggruppato le migliori maestranze locali dell’epoca per la sua realizzazione.

L’artista di maggior rilievo che ha operato nel monumento è certamente lo scultore Giovanni Granata che ha realizzato:

–          un angelo di marmo, posizionato al lato del cancello principale;

–          due statue che posano sui sarcofagi all’interno della cappella rappresentanti la Carità segreta e l’Angelo della Morte;

–          lo stemma, sorretto da due puttini di marmo;

–          lo scheletro di bronzo che sovrasta lo stemma stesso.

 Altri nomi sono i marmisti Vincenzo Di Renzo da Sulmona e Onorato Renzo da Roma, lo scalpellino Francesco Pagliaro e lo stuccatore Arnaldo Di Ramio.

Una nota particolare va alle opere in ferro battuto, recinzione e cancello, realizzate dai fratelli Ranieri di Guardiagrele che, purtroppo, recentemente sono state trafugate.

La cappella è stata venduta al comune di Sulmona il 20 novembre 1997 da Pier Paolo D’Agostino Orsini ultimo erede della famiglia Mazara.

La raffinata cancellata, rubata in una notte
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