DI DELEGHE IL CREDITO PUO’ MORIRE

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13 APRILE 2015 – Un passaggio stretto per la vita della Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna è certamente la gestione delle deleghe per il voto.

Ormai la base sociale si è di tanto allargata che sarebbe impensabile ottenere la presenza di tutti i 1.800 soci nelle assemblee. Ma occorre non dimenticare che di deleghe è morta la Banca Agricola e Industriale di Sulmona, caratterizzata da un dibattito interno pressochè narcotizzato dalla riscossione di deleghe per i voti in misura sufficiente a controllare ogni evoluzione delle candidature. Il fenomeno è ancora più vistoso nelle grandi banche popolari. Ed è comunque consistente anche nella BCC di Pratola Peligna, che domenica ha fatto registrare la presenza fisica di 365 soci (meno di un quarto degli iscritti), ma una adesione al voto di varie centinaia di più: verrebbe da dire che qualunque cosa fosse stata detta in assemblea non avrebbe cambiato l’esito delle votazioni perché i non presenti (che non potevano partecipare al dibattito) erano di gran lunga la maggioranza.

Un istituto di credito che si fonda sull’elemento personale non dovrebbe camminare lungo un argine così pericoloso per la democrazia interna; non ha ripetuto gli eccessi degli ultimi anni, quando la riscossione delle deleghe è stata ratificata da funzionari e in numero così massiccio. Anzi, i funzionari della banca, per l’abbinamento che i soci sono portati ad effettuare tra le persone e il potere di gestione dell’istituto, non dovrebbero proprio autenticare le deleghe; e, per il valore di eccezione alla regola che la sostituzione del socio nelle cooperative continua (o dovrebbe continuare) ad avere, le deleghe potrebbero essere autenticate da notai ovvero dall’addetto in Comune.

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