DI UN “SINDACO PER CASO” RISENTONO ANCHE I SULMONESI DI 2000 ANNI FA

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ESAME DELLA POLITICA DEGLI ULTIMI DECENNI ALLA LUCE DELLE DEVASTAZIONI DELLA SNAM

26 GENNAIO 2025 – La “società civile” sulmonese rinuncia al suo passato e insabbia reperti archeologici che farebbero invidia a giapponesi, americani, ma anche francesi e tedeschi. Un edificio termale di epoca romana, una necropoli protostorica; una fornace, anch’essa romana, per la produzione di tegole, una strada dello stesso periodo, una necropoli coeva con 90 tombe a fossa. Tutto questo è stato già trovato, nei decenni scorsi e se ne ha notizia oggi per l’accesso che il “Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile” ha ottenuto presso la Soprintendenza archeologica dell’Aquila. Si può immaginare quanto ancora avrebbero potuto dare scavi sistematici se, invece della devastazione di queste settimane ad opera della Snam, fosse stato posto un vincolo, del tutto in linea, peraltro, con il diniego dell’autorizzazione alla società “Lafarge Cementi” che voleva costruire in loco una cava.

I reperti e il loro contesto

E il contesto nel quale questi piccoli, grandi tesori si trovavano non tornerà più alla luce: un po’ perché sarà sovrastato dagli impianti colossali della centrale, ma anche perché, quando, tra qualche decennio, la centrale non servirà più a nessuno perché le fonti di energia saranno altre, seppure qualcuno si prenderà l’onere di ripristinare la zona (come sta accadendo per il cementificio di Pescara), l’anima sarà fuggita dai luoghi. Sarà un pezzo di campagna come se ne vedono tanti in Giappone, in America, in Francia e in Germania; nessuno avrà la curiosità di percepire quale fosse l’organizzazione di vita e la dimensione degli insediamenti all’epoca della grande Roma lungo la Via Minucia, nel tratto che collegava Corfinium a Beneventum. Sulmona non ambiva a diventare la Pompei d’Abruzzo, ma la Sepino sì, per esempio. Queste emergenze archeologiche avrebbero costituito anche l’innesco per scavi nella parte opposta della Valle Peligna, a valorizzare Corfinio e il suo passato di capitale degli Italici contro Roma: non oggi, né domani, ma tra un secolo, per esempio. Intanto sarebbe stato un tesoro da tramandare e non da dissolvere. Intanto si sarebbe apprezzata la scelta di conservare, laddove le risorse non consentivano di fruire.

Invece, per un’opera che reca con sé il termine di scadenza quasi imminente (“da consumare prima del…”), come una centrale di pompaggio per il gas, il contesto di un insediamento civile millenario viene annullato. Tutto viene sacrificato pur di non sospendere i lavori per la costruzione della centrale di pompaggio della Snam, in località “Case Pente” (nella foto del titolo ed in quest’altra: il cantiere in atto).

Se si sbaglia ad eleggere un sindaco

Sulmona ha espresso in questi anni un sindaco come Gianfranco Di Piero, che si è dato alla regolarizzazione del canile comunale (senza riuscirvi)  e ad approvare bilanci del Cogesa quando proprio quel Cogesa avrebbe dovuto ricondurre alla normalità, secondo gli impegni elettorali. Un sindaco che ha tenuto per sé, per oltre un anno dei tre, la delega alla Cultura, da presuntuoso che è: come a dire che poteva fare da solo. Infatti… Un sindaco che non ha espresso una iniziativa, che fosse una, dotata di un minimo di incisività per di tutelare il patrimonio di questa piccola, grande cittadina di epoca lontana. Non avrebbe dovuto neppure chiedere l’accesso agli atti della Soprintendenza per conoscere quello che il “Coordinamento”, guidato in zona da Mario Pizzola, ha appreso e si è affrettato a divulgare, secondo quel concetto di partecipazione che la Costituzione sancisce e che Di Piero non sa neanche cos’è.

Quando si sbaglia ad eleggere un sindaco ne risentono anche i sulmonesi di duemila anni fa. Monito per considerare le prossime elezioni un appuntamento senza possibilità di appello, in queste giornate nelle quali si sono letti nomi di possibili candidati scelti fra tromboni che hanno vissuto le loro esperienze professionali lontano dalla città o addirittura dalla regione e che, dopo aver inferto colpi destabilizzanti alle risorse minime della città, sono stati richiamati forse per fare di peggio da pensionati (come la vecchia “senza più voglie” di De Andrè, che dava buoni consigli non potendo più dare il cattivo esempio); oppure tra mezze cartucce, anche di giovane età, che si sono date alla politica perché sono prive di “arte”, ma non di “parte”.

Mai più prestanome

Non si dovranno dare voti a prestanome di Andrea Gerosolimo, che Sulmona non vuole come candidato e che ha addirittura snobbato il consiglio comunale dopo esservi capitato come consigliere semplice per la bella figura al ballottaggio. I prestanome sono stati Annamaria Casini e, in zona Cesarini, Gianfranco Di Piero. E abbiamo detto tutto.

Non si dovranno dare voti a prestanome di Franco La Civita, che con Gaspari allestì la pantomima del sostegno alla istituzione della provincia (a portata di mano nel 1982), quando l’imposizione di Gaspari era quella di non istituire nuove province in Abruzzo e la bugìa di Gaspari era quella secondo la quale in Italia non sarebbero state istituite altre province, mentre ne vennero istituite altre dodici. Questi personaggi tornano a bussare, La Civita per interposte persone, quando non possono più bussare personaggi come Domenico Susi, che da sottosegretario alle Finanze portò la scuola della Guardia di Finanza a L’Aquila e si inventò una sezione distaccata a Campo di Giove, mai neppure progettata. Oppure quando si dichiarano “a disposizione” per fare il sindaco personaggi come Paola Pelino, che ha soppresso il tribunale di Sulmona.

C’è da chiedersi perché i sulmonesi votino chi li crocifigge. Ma noi abbiamo ancora fiducia che si delinei all’orizzonte il profilo di chi non è un trombone, non è una mezza cartuccia, non è un venditore di sogni. Per costui saremmo disposti a batterci senza sperare in posti al Cogesa, sinecurae nel vastese, incarichi professionali, assessorati per aggiungere duemila euro al mese, strani silenzi su Roncisvalle, bandi farlocchi su appalti per le mense. E vorremmo esaminare qualche curriculum. “No perditempo”, come si scriveva negli annunci economici dei quotidiani.

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