DUE MILLENNI D’AMORE IN SOLE 24 ORE

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UNA COLLANA DI DISPENSE OSPITA LE METAMORFOSI E L'”ARS” DI OVIDIO  

30 LUGLIO 2015 – Arianna nel labirinto, Medea e Giasone, Orfeo ed Euridice,  Dafne, Cadmo.

Sono loro che hanno reso immortale Ovidio ? O il contrario? Ci vorrà un altro millennio per accertarlo; o forse altri diecimila anni per scoprire se ancora di loro si parlerà e non più di Ovidio.

Intanto, in questa tempistica che richiede almeno molta sedimentazione, un giornale (dunque il segno dell’effimero), Il Sole 24 Ore, si avventura nella pubblicazione dei miti d’amore delle Metamorfosi del Sulmonese. E’ una piccola dispensa, inquadrata nelle “Lezioni d’amore”, collana a cura di Massimo Massarenti, che in due pagine e mezzo di introduzione dice quello che Poliziano non disse sulle Metamorfosi e lealmente corrisponde un dazio alla immensa introduzione di Italo Calvino alla edizione dei Millenni nel 1979, .

Gli “Indistinti confini” di Calvino, ricchi di spunti che 1975 anni dopo la pubblicazione degli esametri potevano ancora attingere alla novità e all’originalità, sono rimasti per tanti anni una meteora che non ha brillato nel firmamento dei commenti sulla poesia classica e si sono riproposti nelle “Lezioni americane” dello stesso Calvino, con un testo raccolto anche in “Perché leggere i classici” del 1991. Il curatore delle celebrazioni ovidiane sulmonesi, al quale ne riferimmo il contenuto, rispose che non sapeva che Calvino si fosse cimentato con Ovidio.

Oggi li ritroviamo nella introduzione di Massarenti, che definisce Ovidio poeta della “contiguità universale” che “Sicuramente può insegnarci che l’amore è mutamento continuo, trasformazione che nasce dal movimento, come già abbiamo imparato da Platone, perché è desiderio incessante di colmare una distanza”. Fatica immensa, quella di colmare una distanza: le danno membra e fiato i cuori che non battono per incrementare un patrimonio e che nella illusione della vittoria sulla distanza, anche su quella spirituale, incolmabile, affrontano le “mutate forme” dalle quali riemergeranno diversi e irriconoscibili.

E da Calvino viene ripreso un consiglio: “coi miti non bisogna avere fretta: è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini”.

Delle 15 “Lezioni d’amore” questa delle Metamorfosi è la seconda e Ovidio è l’unico degli autori a comparire due volte  (l’altra, fra tre settimane, con “L’arte di amare”). C’è spazio per Platone, Cicerone, Catullo, Lucrezio, Sant’Agostino, Abelardo ed Eloisa, A-Ghazali, Seneca, Bacone, Spinoza, Hegel, Locke e Nietzsche.

Ma per Ovidio ci sono due posti.