LA MISTIFICAZIONE E LE VIOLENTE “GESTA” SUL COLOSSEO E NEL COLOSSEO
9 GIUGNO 2018 – Sorge sul posto dove appena venti anni prima Nerone aveva collocato il lago della sua Domus Aurea, la più bella dimora dell’antichità; e anzi ha potuto poggiare sul consolidamento che il controverso discendente di un guerriero puro come Germanico aveva lasciato al mondo prima di uccidere sua madre e prima di uccidersi (o farsi uccidere con una daga).
Se è vero che i posti affascinano perché parlano delle tragedie alle quali hanno fatto da teatro, il Colosseo non finirà di affascinare il mondo, come dimostrano le file interminabili fino al minuto prima della chiusura serale. Forse le viscere della sua terra sono ancora intrise del sangue delle migliaia di gladiatori che vi sono morti; e ieri sera ha ospitato l’apoteosi della violenza che si fa scena e gratifica gli spettatori per quella parte di insoddisfatta richiesta di sangue continuamente proposta dai mass media di tutti i tempi. Più precisamente una violenta mistificazione storica del film “Il Gladiatore”, con un Commodo (scellerato successore al trono di Marcaurelio) che affronta appunto il generale al quale la truppa aveva ucciso il figlio meno che adolescente. Commodo, in realtà, morì nel palazzo imperiale per una congiura.
Di vero c’è che fino a quando Marcaurelio non ha vietato questo tipo di “giochi”, il Colosseo ha deglutito i corpi più statuari, più possenti, è stata la macchina di un rituale che veniva eccitato anche nell’osservazione dell’ultimo pasto dei gladiatori, più fastoso ma non meno disperato di quello di un condannato a morte in America.
Ma “il gioco deve andare avanti” e sul Colosseo si appunta l’inferno del fantasioso che prevale sul vero. Chissà chi ha innescato questo processo che tramanda la furiosa esigenza di far prevalere l’auspicato rispetto al giusto. Eppure, anche prima di giungere alla elevazione spirituale di un imperatore come Marcaurelio che coltiva la sua anima e parla “A se stesso”, prima ancora del Colosseo, Ovidio nell’ultimo libro delle Metamorfosi aveva scritto dell’anima che si trasferisce nella carne di corpi diversi e che viene trafitta dalla morte violenta, prima di potersi faticosamente trasferire.






