Emigrazione dentro la pancia delle madri

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LA STRANA VICENDA DEL PUNTO-NASCITE NEGLI ULTIMI 40 ANNI

23 MARZO 2015 – Sono ancora ore di battaglia per evitare la soppressione del punto nascite a Sulmona.

Alla questione si collega direttamente la sopravvivenza dello stesso ospedale e non solo della divisione: infatti, il numero dei posti letto scenderebbe al di sotto del limite di 120 che è considerata la condizione per mantenere tutto un nosocomio.

L’assessore Paolucci ha detto che a Sulmona ci si deve mettere l’animo in pace, perché il punto nascite sarà eliminato alla luce dei criteri-guida fissati dal ministero. Il ministro della salute, Lorenzin, ha detto che i punti-nascita non dovrebbero neppure essere conservati dove si registrano almeno 500 nascite all’anno, ma potrebbero restare solo dove si contano almeno duemila nascite, onde garantire tutti i parametri di sicurezza; possono predisporsi delle deroghe, che peraltro spettano alle Regioni e giammai al ministero.

E su questo ha preso posizione il presidente della commissione regionale di vigilanza  Mauro Febbo, di Forza Italia, che ritiene come “Il ministro Lorenzin sbugiarda sonoramente e senza appello D’Alfonso e Paolucci spiegando che la Legge prevede delle deroghe alla chiusura dei Punti nascita. A questo punto – aggiunge Febbo – mi chiedo se i rappresentanti di questo Governo regionale siano mai andati a Roma per discutere di questi aspetti”. Il consigliere regionale forzista annota come Paolucci e D’Alfonso “abbiano propinato agli abruzzesi una serie non indifferente di sciocchezze”.

Le statistiche vengono richiamate solo per istituzioni e servizi che non hanno sede a L’Aquila. Infatti, per esempio, il tribunale dell’Aquila produce meno dei due terzi delle sentenze del tribunale di Avezzano e comunque non più di un centinaio di sentenze del tribunale di Sulmona, ma ad essere soppressi sono i tribunali di Avezzano e Sulmona. Il punto-nascite di Sulmona sta al servizio di un territorio che è ben più vasto del territorio servito dal centro-nascite dell’Aquila (se si esclude il Gran Sasso, che è desertico e se si esclude il traforo, dove in genere non nascono i bambini…), ma si sopprime quello di Sulmona. Per non parlare dell’aeroporto dell’Aquila, che finora ha fatto registrare solo il volo inaugurale eppure non viene ancora soppresso. Paolucci non dice agli aquilani di mettersi l’animo in pace e lo fa per stretta osservanza dalfonsiana, vista la messe di voti che L’Aquila ha dato all’attuale presidente della Regione. Perde così la faccia, come tutti quelli che dicono scempiaggini, in aperto contrasto con la serietà e la coerenza.

Il problema è un altro: la struttura di Sulmona ha sempre sofferto del fenomeno della migrazione delle partorienti, più incisivamente e più a lungo delle altre strutture. Sono pochi i sulmonesi degli ultimi 35-40 anni: molti venivano al mondo con il dott. Verrocchi a Pescina, se andava a Pescina, a Tocco Casauria, se andava a Tocco Casauria; altri hanno sul certificato di nascita la cittadina di Popoli. C’è anche questo da considerare prima di prendersela con il destino cinico e baro: in buona sostanza c’è da chiedersi perché la struttura di Sulmona non godeva della fiducia che circondava altri “centri” vicinissimi e come mai non si sia intervenuti alla radice del problema.

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