Fece strade e riforme e fu impallinato

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cartina del 1809

I DUECENTO ANNI DALLA FUCILAZIONE DI GIOACCHINO MURAT

13 OTTOBRE 2015 – Si compiono oggi duecento anni esatti dalla fucilazione a Pizzo Calabro di Gioacchino Murat (rinominatosi Marat),

Re di Napoli e grande artefice di riforme che confermarono come tutto il Meridione d’Italia, lungi dalla immagine che ne è stata disegnata e ne viene ancora disegnata, può risollevarsi se guidato da governanti capaci. Murat sollevò la struttura sociale dalla feudalità (attraverso la “eversione” e la “quotizzazione” che consentiva di attribuire le terre e di costituire, così, un ceto medio ed una borghesia terriera). Più guerriero che politico, non esitò ad imbracciare le armi contro gli inglesi e i siciliani, ai quali strappò immediatamente l’isola di Capri, autentica anomalia di possesso nemico a due passi dalla capitale del Regno. L’eroe di numerosi episodi di guerra (soprattutto in Egitto) che stupirono lo stesso imperatore Napoleone, non riuscì a contrastare la fitta rete di trame inglesi che cercarono di sottrargli il consenso degli stati più elevati della società partenopea, proprio come avrebbero fatto circa cinquanta anni dopo, una volta ristabiliti sul trono i sovrani borbonici, per scalzare la potenza del Sud dominatore in tutto il contesto politico italiano. Generale a 24 anni, uno dei primi marescialli di Francia, Murat tentò di riconquistare il Regno dopo il Congresso di Vienna che glielo aveva tolto: e cercò di farlo con il mezzo nel quale eccelleva. L’impresa militare, con lo sbarco in Calabria, segnò la sua fine ad appena 48 anni, vissuti come se fossero stati duecento.

Importanti effetti del governo murattiano si ebbero a Sulmona e nel circondario. Aldo Di Benedetto, nel suo “Saggio sulla storia civile di Sulmona”, 1982, scrive del “completamento sotto il regno del Murat del tratto da Roccaraso a Sulmona della nuova “Strada di Fabbrica” proveniente da Napoli” (la attuale strada statale 17 che ripercorre il tragitto della “Napoleonica”, cioè proprio della strada realizzata dal Re di Napoli insediato dall’imperatore. “Inizia infatti in questi anni su questo strada il regolare servizio di diligenza con la capitale, di cui Sulmona sarà una delle poste più importanti” e lo storico sulmonese sottolinea come “Alla fine del ‘700 l’intera rete viaria maggiore del regno napoletano non superava i 650 chilometri. Durante il periodo francese furono completate quasi del tutto le quattro grandi “strade di fabbrica”, cioè rotabili a tutti gli effetti grazie alle opere dell’uomo. Esse erano: 1) la strada di Roma, per raggiungere lo stato della Chiesa; 2) la strada di Puglia, per le province granarie; 3) la strada delle Calabrie, per le province meridionali; 4) la strada degli Abruzzi, per le province settentrionali. Dalla strada degli Abruzzi si dipartiva soltanto il “cammino traverso” da Sulmona per Avezzano e Tagliacozzo”.

Nella foto: F.J. Reilly, Die Neapolitanische Landschaft Abruzzo Citra, incisione su rame, mm 220 x 275, “Schauplatz Dur FunfTheile Der Welt”, Vienna 1798/1806.