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La vecchia insegna dell’Ufficio postale a Pettorano e lo sfondo di un antico palazzo

LE LETTERE DI REMO GASPARI DA MINISTRO DELLA DIFESA, UN CORAGGIOSO DISCORSO DI UN PM E LA QUESTIONE DELLE PROVINCE

13 OTTOBRE 2015 – Tale prof. Lucio Gaspari prende cappello e, in un’intervista al Messaggero di oggi, cerca di scrollare dalla memoria del padre l’abbinamento alla raccomandazione. Dice che ai tempi nei quali era ministro di Poste e Telecomunicazioni, il padre fece cose egregie e che è ingiusto ricordarlo per le raccomandazioni. Ora, che i morti abbiano diritto a qualche premura in più quando si parla di loro visto che non possono difendersi è una acquisizione che ci viene da ragioni di civiltà e umanità; ma che si debba formulare un giudizio storico su certe persone, discostandosi dalla realtà che consiste in quello che hanno fatto, detto e scritto è altrettanto ingiusto che accusarli senza prove. E una delle prove più cospicue che fu sottoposta alla nostra attenzione veniva proprio da una lettera firmata dal ministro della difesa, Remo Gaspari e indirizzata al presidente della Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna, avv. Guido Colaiacovo, per segnalare nome e cognome di una persona che veniva proposta per l’assunzione. Invero, il destinatario (che non aveva neanche lontanamente l’intenzione di assecondare quella segnalazione perché rivendicava sempre l’indipendenza della banca dai politici) rimase più colpito dalla disinvoltura di usare la carta intestata del Ministero e della carica di Ministro e ce la mostrò indignato soprattutto per questo e anche meravigliato di come ci si potesse rivolgere a persona che non si conosce solo perché si riveste la carica di ministro e ci si vuol fare belli davanti al raccomandato.

Dunque, se da ministro delle Poste Gaspari ha migliorato le raccomandate, è ben difficile che da ministro della difesa potesse aver diritto a migliori raccomandazioni. Che al figlio dispiaccia questa raffigurazione tornata in auge mentre “Poste Italiane SpA” si presenta in borsa e deve liberarsi da questa bella nominata che anche Remo Gaspari le ha consegnato in eredità è umanamente comprensibile; ma egli non deve andare avanti più di tanto e, documenti alla mano, non può negare che il padre abbia usato della sua carica in quel modo per ottenere altro consenso. E che lo ha abbia fatto con i mezzi pubblici, il che, in Paesi più educati al rispetto della risorse pubbliche e alla stessa democrazia, gli sarebbe valso un calcio nel sedere.

Del resto, che questa nominata di Remo Gaspari circolasse in tutti gli ambienti politici e sociali abruzzesi lo dimostrò anche un coraggioso discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario (1988 o 1989?) a L’Aquila; e, come per la lettera alla BCC, ne abbiamo una testimonianza diretta, essendo stati presenti. Zucconi Galli Fonseca sottolineava la necessità di sopprimere molti uffici giudiziarii inutili e, in primis, molte preture, “tra le quali anche quella di Gissi”, tanto per precisare che, all’atto del disboscamento, anche il tenimento di Remo Gaspari non avrebbe dovuto salvarsi per eccezione alla regola. Erano i tempi precedenti alla sfuriata di Mani Pulite e fare discorsi di questo genere, in pubblico, significava avere coraggio e spirito civico: sui giornali non vedemmo traccia alcuna di questo riferimento. Gaspari va consegnato alla storia politica dell’Abruzzo per tutto quello che ha fatto e… scritto.

Le agiografie familiari possono essere comprese, ma non fanno parte della storia. Se, poi, volessimo ricostruire anche un quadro politico del personaggio, dovremmo dire che non fu proprio leale con i marsicani e i peligni, stroncando i loro progetti di diventare provincia con l’affermazione che “In Italia non si faranno mai province”. Di lì a qualche anno altre 14 nuove province furono costituite in Italia e oggi, tanto per dirne una, se Avezzano e Sulmona avessero avuto il capoluogo di provincia, non avrebbero dovuto rinunciare ai loro tribunali, trasferiti in un capoluogo fuori baricentro e socialmente inesistente; e a molti altri uffici.

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