4 OTTOBRE 2013 – Il passaggio nella Valle Subequana del Santo di Assisi è stato ricordato oggi con una serie di celebrazioni nel Convento di Castelvecchio.
Le Messe si sono svolte alle 8,30, alle 11 e alle 18. Quella di mezza mattinata è stata celebrata dal nuovo parroco di Castelvecchio Subequo, padre Bonaventura Febbo, e da tutti i parroci di Corfinio, Raiano, Vittorito, Gagliano, Castel di Ieri.
Si è parlato di una liquefazione del sangue conservato in una teca, nei giorni scorsi alla presenza di religiosi e laici che hanno riferito al Vescovo.
Non aggiunge molto a quello che San Francesco ha tramandato. Il messaggio del “poverello” sta nell’esempio; forse per questo è incancellabile ed ha resistito ai molti colpi del tempo, restando integro nei luoghi che più richiamano, nella povertà, i tempi della sua evangelizzazione, come la Valle Subequana (v. “San Francesco torna per chi vuol pregare”; “In quel convento c’è ancora lo spirito di Santa Chiara” nella sezione RELIGIONI di questo sito; “Il soffio di Giotto lungo l’Aterno” nella sezione ARTE). E’ difficile da raccogliere e di quanto sia impegnativo (“il tuo francescanesimo a puntate” lo chiama Francesco De Gregori nella “Canzone per l’estate” ed è la più efficace narrazione della ipocrisia montante) è dimostrazione il fatto che un papa si chiami per la prima volta “Francesco” novecento anni dopo. C’è una componente di fede che la Chiesa non vuole, o non riesce, a cambiare; ma per aderire all’invito alla festa del 4 ottobre (alla letizia, come insegnava San Francesco) basta una messa o anche solo un pensiero: quello dovrebbe sciogliere i cuori che non sono nelle teche.







