FIGORILLI FORNISCE ASSIST A TIRABASSI

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SULLA CARNEVALATA DEL 15 MARZO A ROMA FEROCI REAZIONI DI MONTANARI E ACETO

5 MARZO 2025 – Nel giorno nel quale l’Italia, non solo calcistica, piange Bruno Pizzul telecronista, non si può fare a meno di pensare ad un assist che Angelo Figorilli candidato sindaco ha lanciato a Tirabassi, invitandolo a Roma per la manifestazione organizzata da Michele Serra su “Repubblica” per rinforzare l’Europa, per testimoniare per l’Europa, per rilanciare l’Europa. Con la prima uscita Figorilli ha creato scompiglio nel suo schieramento: infatti, oggi Maurizio Acerbo, segretario nazionale di “Rifondazione comunista” (a un dipresso partito per pochi… non eletti, ma comunque non orientato a votare insieme a Fratelli d’Italia o Forza Italia) ha lanciato fulmini sulla manifestazione del 15 marzo, auspicando “un’altra piazza, per un’altra Europa che non fa la guerra”. Acerbo si dice “perplesso” dell’idea di Serra “Innanzitutto perché non c’è la parola “pace” e tra le responsabilità dell’Europa reale c’è quella di avere lasciato a Trump l’iniziativa su questo terreno”. E poi parla delle imbarazzanti figure rimediate dall’Europa su Gaza; sulla scelta di indebitare il continente per correre alle armi invece di pensare alla spesa sociale. Insomma, tutti temi di sinistra.

Ed è il primo gol segnato su assist di Figorilli (ma alla porta sbagliata).

Ieri un lucido esponente della sinistra, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, era stato chiarissimo proprio su questa carnevalata del 15 marzo: “per la libertà e l’unità dei popoli europei” sarebbe la proclamazione, la dedica della giornata romana. Per i governi europei è “la libertà di armarsi e prepararsi alla guerra. Tutta la spesa pubblica che fino a ieri pareva impossibile all’Europa dell’austerità e del mercato, oggi è magicamente disponibile – osserva Montanari – purchè quei soldi si spendano in armi”. L’intellettuale, sempre dichiaratamente collocato nella stessa parte politica che dovrebbe assicurare voti all’anti-Destra, ha concluso: “E’ per questo che la bandiera della pace accanto a quella europea direbbe la cosa più importante: stiamo dalla parte dei popoli europei, anche di quello ucraino. Li vogliamo vivi”. Pensiamo che non sia posizione lontana da quella di Mario Pizzola, a sua volta presumibilmente votato a… votare a sinistra.

Due a zero.

Non ci vuole Rivera al posto di Tirabassi. Basta che dica: “A Roma vacci tu”.

Manca molto alla fine della campagna elettorale; anzi stiamo ancora in allenamento, o nel riscaldamento che anticipa il fischio d’inizio. Ma parlare del 15 marzo romano è come sbagliare un rigore, quando si potrebbero rinfacciare all’intero blocco di Gerosolimo i disastri che il leader ha fatto al Cogesa, alle infrastrutture ferroviarie e autostradali della Valle Peligna, alla SACA e, magari, dare un indirizzo su quello che la coalizione di sinistra potrebbe fare. Certo, è un cammino in salita, perché quella coalizione è la stessa che ha voluto difendere l’operato di Gianfranco Di Piero, giocatore che figurava nel taccuino dell’arbitro, ma che non ha mai preso palla, schivando pure quelle che avrebbe potuto giocare (come per le sconcertanti vicende delle mense e del sequestro edilizio di Roncisvalle). Figorilli, per risalire la china, aveva dalla sua che stava altrove (a Roma, a Capalbio, non è rilevante) quando Di Piero mentiva dicendo di non conoscere Sposetti oppure lo andava a trovare nello studio di Mimmo Di Benedetto invece che nel suo studio di sindaco; oppure andava ad inaugurare il cantiere della bretella ferroviaria che ha escluso la stazione di Sulmona; oppure votava il bilancio del Cogesa, facendolo passare per un soffio, quando si era impegnato a fare pulizia nel Cogesa.

Su questo si dovrebbe impegnare per segnare la discontinuità ed ottenere i voti di quanti non vogliono una ripresentazione di Gerosolimo nelle vesti di Luca Tirabassi. Prima di conquistare altri voti, anche a Destra, faccia in modo di non perdere quelli di sinistra. Basterebbe dare un’occhiata ai giornali o ai siti internet per parlare meno di Europa e più di quello che attende Sulmona. Per esempio, se l’Europa è il pallino, il 15 marzo vada a vedere in quali condizioni è Via Europa, che incrocia Via Arabona, e si chieda perchè anni di trascuratezza e di insipienza l’hanno ridotta così; e progetti come può rimediare. Poi, basta attraversare il ponte per trovarsi di fronte a Roncisvalle. Che intende fare? Se la sente di demolire, visto che gli indagati non hanno neppure proposto istanza di riesame al Tribunale dell’Aquila, oppure vuol fare come l’assessore al ramo che non sapeva cosa rispondere a Mario Pizzola mentre (nella foto del titolo) usciva dall’aula consiliare?

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