Fisco medievale quello che ha bisogno di blitz

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vaschione_20026 FEBBRAIO 2012 – Ieri a Roccaraso sono stati controllati molti esercizi pubblici per verificare la corretta emissione dei documenti fiscali e per monitorare il giro di affari. Si è parlato di “blitz”, dopo quelli di Cortina, Napoli, Roma.

Gli incassi degli esercizi, non appena si è diffusa la voce dei controlli, sarebbero risultati in raddoppio.

 

Ora è ricorrente la definizione di blitz, ogni volta che un certo numero di attività economiche viene sottoposto a controllo. In realtà, si tratta solo di una normale operazione di servizio, che viene articolata in sequenza per aumentarne gli effetti: di certo non si ha nessuna irruzione che possa in qualche modo incidere sullo svolgimento delle attività, come accade per le verifiche generali che prevedono anche l’apposizione di sigilli.

Il problema, semmai, è tutto nel rapporto tra fisco e contribuenti, visto che in Italia esso si sviluppa nell’effetto-sorpresa. Il controllato, diversamente che nei Paesi con più alto indice di civiltà fiscale, deve essere messo in condizione di non muoversi prima che il controllo venga terminato, perchè si parte dal presupposto che ogni cosa che faccia può diminuire il risultato della operazione. Negli Stati Uniti le vrifiche vengon oannunciate con anticipi di settimane; in Scandinavia praticamente non esistono; e potremmo continuare nel riprendere esempi da realtà che di certo non si avvicinano neppure all’indice di evasione del nostro Paese.

Lo Statuto del Contribuente per i nostri nipoti

Del resto, non più di cinque mesi fa un presidente della Commissione Tributaria Regionale dell’Aquila ha affermato durante un’udienza che lo Statuto del contribuente è legge che applicheranno i nostri nipoti. Siamo all’invadenza nella sfera del contribuente, al di là delle stesse norme che la prevedono e la limitano, che viene addirittura giustificata da chi dovrebbe garantire l’applicazione della legge.

Direttamente connessa a questa esigenza di descrivere l’antagonismo tra fisco e contribuenti è la serie di mistificazioni alla quale perviene la martellante pubblicità su tutti i mass media: proprio ieri il Governo ha annunciato che il fondo anti-tasse, previsto con la raccolta degli importi della lotta all’evasione e destinato a ridurre le aliquote per quelli che le tasse le pagano, non sarà più costituito.

Più tasse per più stipendi

Quindi non è neppure vero che se paghiamo tutti le tasse saremo tutti a pagarle in proporzione inferiore: occorre dire che se paghiamo le tasse ripianiamo i buchi di bilancio dovuti, per esempio, alle liquidazioni d’oro di manager pubblici, ai loro stipendi, a quelli di 900 parlamentari che possono essere ridotti a 300, alle pensioni di invalidità regalate in cambio di voti, alla retribuzione di giornalisti RAI che sono collocati in aspettativa (dopo che hanno vinto cause di lavoro) pur di non farli lavorare. Di fronte a queste palesi mistificazioni, sostenere che pagare di più le tasse vuol dire migliorare i servizi è anche offensivo per chi ascolta. E non saranno i controlli improvvisi, sugli sci o sulle barche, a far riacquistare credibilità al fisco.

Sull’argomento si veda anche: “Quanti blitz bisogna fare per pagare i manager pubblici?” nella sezione “SPIGOLI” di questo sito.