GASDOTTI E SATRAPIE CHE SOFFOCANO LA DEMOCRAZIA

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Sig. direttore,

ho letto con interesse gli articoli che il suo giornale ha dedicato al problema del metanodotto e della centrale Snam. Condivido le considerazioni contenute nel pezzo di apertura, alle quali fanno da stridente contraltare le stravaganti dichiarazioni del Sindaco, che prendono a pugni sia la logica che la verità dei fatti.

Temo che, purtroppo, la vicenda finirà nel peggiore dei modi, e cioè che il nostro territorio sarà massacrato e l’aria che respiriamo sarà inquinata dalla centrale, per favorire gli interessi della Snam e di altre multinazionali del gas, come Gazprom e British Gas. E questo accadrà perchè non viviamo in un paese normale.

In un paese normale la politica energetica verrebbe decisa dal Parlamento e non dall’amicizia personale di due leader, Berlusconi e Putin e il presidente dell’ENI non conterebbe di più del Ministro degli esteri. In un paese normale il Presidente della Regione eserciterebbe le proprie prerogative e difenderebbe il territorio regionale; non accetterebbe, in modo totalmente subalterno, il volere di un potere centralistico ed arrogante che fa carta straccia delle deliberazioni di contrarietà votate da decine di amministrazioni locali. Per giustificare la sua acquiescenza il Presidente della Regione non userebbe argomentazioni che sono palesemente non vere, e cioè che la decisione spetta allo Stato e che la Regione non può fare nulla. Al contrario, questo tipo di opere richiedono l’intesa Stato-Regione. Lo prevede la legge n. 383 del 1994. Il fatto è che si usano due pesi e due misure. Per cercare di difendere Ortona e la costa abruzzese dagli assalti della petrolizzazione la Regione ha approvato, giustamente, una specifica normativa. Per gli abitanti delle aree interne, figli di un dio minore, questo non è possibile? Perchè non si può varare una legge che non consenta l’attraversamento di impianti così pericolosi in aree sismiche? Sappiamo perchè non si può fare: perchè così è stato deciso in alto loco. E il Governatore si adegua.

In un paese normale il Sindaco guiderebbe la protesta dei cittadini. Come a Scanzano Ionico (deposito nazionale per scorie radioattive) o a Terzigno (discarica in un Parco nazionale). Non vestirebbe i panni del dott. Federikyll e di mister Snam, che un giorno vota le delibere di contrarietà e il giorno dopo, in segreto, cerca di mettersi d’accordo con la Snam, chiedendo, per la centrale, una compensazione risibile di 1.500.000 euro. Non direbbe che il ricorso alla Commissione Europea non è legittimo visto che la stessa Commissione ha già istruito i ricorsi della Province di Perugia e di Pesaro Urbino, e quello dei Comuni di Gubbio e di Città di Castello.

In un paese normale i  due parlamentari che sono espressioni del nostro territorio leverebbero, alta e forte, la loro voce in difesa dei diritti del Centro Abruzzo. Invece, per sapere dove sono i due, e di cosa si occupano, probabilmente si sarà costretti ad interpellare la famosa trasmissione televisiva sulle persone scomparse.

Se neppure l’Europa, o la Magistratura, riusciranno a fermare questo progetto folle, la nostra sarà, sempre di più, terra di occupazione e di servitù. Tra alcuni anni la centrale di compressione di Sulmona pomperà sotto i nostri piedi il gas russo del “South Stream”, il gas libico del “Green Stream” e il gas egiziano della British Gas. Tutto questo gas finirà a Minerbo (Bo) e la Snam Rete Gas avrà, finalmente, visto realizzare il suo sogno di diventare la “hub” del gas in Europa (vedi “Il Sole 24 ore” del 28.3.10). Infatti, se tutti gli impianti previsti (metanodotti e rigassificatori) entreranno in funzione, sull’Italia si riverserà una quantità di gas pari a più del doppio del nostro fabbisogno. Naturalmente tutto questo gas in eccesso sarà rivenduto ad altri paesi europei. Le multinazionali del gas si spartiranno una torta succulenta e nelle loro casse entreranno fiumi di denaro. E tutto questo avverrà sulla nostra testa, anzi sulla nostra pelle.

Mario Pizzola

Potrà pure finire male, ma se si confondono le responsabilità forse finirà peggio, nel senso che, oltre al danno, avremo anche la beffa. Il metanodotto non ha trovato ostacoli tre o quattro anni fa, quando un “no” deciso dell’ente locale avrebbe consentito qualche risultato in più; pare, invece, che ci sia stato un “sì” sotterraneo, o, almeno, non pubblicizzato. Resta, invece, tutta la responsabilità dell’ente Regione per la deviazione, dalla costa all’interno, del tracciato del gasdotto, che inizialmente avrebbe dovuto correre vicino all’Adriatico. E in questo senso sono beffarde le parole del Presidente della Giunta quando rinfaccia ai dimostranti in strada che avrebbero dovuto svegliarsi prima: se si sapeva che il gasdotto sarebbe stato realizzato lungo la costa, quale movimento di opinione si poteva coalizzare per dire che non doveva essere scavato nella Valle Peligna ? Un movimento di idioti?

Sulla politica dell’attuale sindaco per la tutela dell’ambiente non ci dispiace apparire schierati, per dire che, per esempio, sul cementificio, è stato chiaro come altri non è stato: e non sono parole, ma fatti a convincerci, come l’assemblea in municipio, alla presenza proprio degli ambientalisti e dei rappresentanti dell’impresa che voleva costruire il complesso. Federico disse che il progetto andava riformulato, altrimenti non sarebbe passato: e, pur di non riformularlo, i progettisti lo realizzeranno altrove. Sul gasdotto, Federico ha detto che ormai sono tante e tali le volte che ha detto “no” che ripetersi significherebbe sminuire l’ufficialità di atti già assunti. Il passo successivo sarebbe incatenarsi davanti al ministero; ma non è proprio questo che chiediamo ad un sindaco che sappia ricoprire il suo ruolo. Magari sarebbe il caso che si muovessero altri personaggi della coalizione governativa, proprio perchè il livello decisionale è altro. Ma chi è stato eletto su designazione dell’uomo che ha tutte le leve del comando non si può nemmeno azzardare a infastidirlo: è una sorta di corto circuito che trasforma un partito in una satrapìa ed è un difetto della attuale fase della democrazia, soffocata non solo da… gas mefitici e stazioni di pompaggio ancora più dannose, ma anche dall’arrendevolezza delle coscienze civili.

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