“NOI CREDEVAMO” MA SOLO A SULMONA

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IMPORTANTE IMPEGNO AL PACIFICO

9 DICEMBRE 2010 – Di una importante scelta culturale e storica va dato atto alla gestione del “Nuovo Cinema Pacifico” a Sulmona: l’8 dicembre era una delle due sale in tutto Abruzzo dove si proiettava “Noi credevamo”, articolato e composito affresco del Risorgimento italiano, anche della parte meno avvincente e più aspra della unificazione del Paese sotto le insegne del Regno sabaudo. Per vedere il film, che rappresenta una lettura nazional-popolare del cammino verso l’unità, si poteva andare al “Pacifico” oppure a Spoltore: il giorno dopo, solo al Pacifico.

Eppure la pellicola di Martone non è un espediente sbrigativo per trattare dell’Italia all’approssimarsi del suo 150° compleanno. Non lo è per il cast, che va da Luigi Lo Cascio a Toni Servillo, a Luca Zingaretti, a Francesca Inaudi; e non lo è perchè va a scoprire la storia e la dolorosa esperienza dello stesso Mazzini, presentato nel volto autentico di sofferente ideologo e criticatissimo ispiratore degli atti “assoluti” compiuti da altri, dai martiri che tormenteranno i suoi sonni; va a riproporre il ritratto eroico di Felice Orsini, un nome che molti avranno letto solo su qualche lapide della toponomastica di grandi città, ma che è l’uomo che a meno di quaranta anni affronta la ghigliottina con una compostezza ed una determinazione che hanno illuminato la causa dei patrioti.

Non è un film orientato politicamente. Eppure parla senza reticenze di quello sconvolgente episodio di guerra intestina nell’Italia appena nata, cioè della battaglia dell’Aspromonte nel corso della quale Giuseppe Garibaldi ebbe da dare solo un ordine: quello di non sparare su altri italiani.

Le “multisala” in Abruzzo nella stessa giornata sono state stracariche di film tutti uguali da città a città. Non è un buon segno, perchè viene a mancare al cinema quella possibilità di distinguersi dal conformismo televisivo. E non è un buon segno che parlare del parto doloroso dell’Italia debba costituire una eccezione, pur se a parlarne sono attori di primissimo rilievo: un modo per mettere il silenziatore all’impegno di un cinema interessante, per un film che, qualcuno ha sottolineato all’uscita, è stato uno dei pochi nell’ultimo decennio a stimolare una rinnovata lettura delle storie risorgimentali.

Nella foto sotto al titolo: una pietra di confine tra Stato pontificio e Regno delle Due Sicilie.

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