GLI AIUTINI DELLA SINISTRA A BERLUSCONI

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ANTONIO PADELLARO LA DICE TUTTA LA VERITA’ NEL LIBRO CHE PRESENTA A PALAZZO SAN FRANCESCO

6 DICEMBRE 2024 – “Per sapere cosa scrivere, occorre sapere cosa hanno critto gli altri: ecco uno dei meccanismi suicidi attraverso i quali tutto diventa la stessa pappa” scrive nel suo “Solo la verità. Lo giuro” Antonio Padellaro, che presenta nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco questa lunga confessione del suo mezzo secolo di giornalismo, lui che dichiara subito di essere stato cacciato dal Corriere della Sera “perché (così mi fu riferito) non abbastanza craxiano”.

E confessa di aver fatto parte di una generazione di “cinquantenni giovanissimi, eterni adolescenti” che “amano la protrazione e l’indecisione”, riluttanti a operare scelte precise; quelli che hanno come regola di vita: “non dire mai sì e mai no” (Pietro Citati)”. Quei giovani che “hanno trascorso il resto della loro esistenza alla ricerca di un padre, non da amare o da ascoltare, ma a cui sottomettersi confessando: sì, maledizione, avevi ragione tu.

La dice tutta, quindi, la verità, Antonio Padellaro, anche sulle difficoltà della sinistra eternamente fantozziana davanti a Silvio Berlusconi. Ma dice anche qualcosa di più e lo fa quasi en passant, perché non è soltanto responsabilità della sinistra se un finanziatore della mafia è diventato presidente del Consiglio e stava per diventare presidente della Repubblica da pregiudicato, se non fosse stato per i 5Stelle. Parla del 1997, quando è ospite di “Porta a porta” e esordisce di gran carriera provocatoriamente, per ricordare tutti i favori, strategicamente parlando, che Massimo D’Alema ha fatto al fondatore di “Forza Italia”: “Se fosse in lei manderei un mazzo di rose a Massimo D’Alema”, ma “la battuta viene coperta da una vacua osservazione del conduttore che permette al Cavaliere di glissare” (un po’ come succedeva a TV1 Sulmona quando doveva essere intervistato Giovanni Margiotta e Andrea Iannamorelli, invece di fare da moderatore, gli faceva da guardaspalle, smorzando sul nascere le nostre domande).

Eh sì, perché c’è il corollario dei berlusconiani a mandare Berlusconi a Palazzo Chigi e a farcelo tornare a più riprese. Ma in quei momenti Padellaro non si sente all’altezza; viene attratto da un Berlusconi che si mostra “suadente, seduttivo, insinuante”; e ancora: “Mi domando che senso abbia opporre resistenza a questo brav’uomo che desiderava solo impadronirsi del cuore del prossimo e che sta lì per sciorinare la propria luccicante merce, estratta dalla cornucopia Mediaset, e per offrire a piene mani successo, soldi, sesso, protezione e apparente buon senso”. La dice tutta la verità il direttore del Fatto: “La sua voce è carezzevole, la mia incrinata dal risentimento. Sto perdendo il confronto. Esco battuto. Non a caso, l’indomani, sulla pagina web dell’Espresso i commenti più gentili dei lettori sono: “incapace”, “bella figura di merda”, “venduto”, “in televisione devono andare quelli bravi”” .

Ma Padellaro continua e, da vice-direttore dell’Espresso, partecipa ad un confronto con il “Cavaliere”, che prima di entrare in studio gli chiede: ”Dottore, potrei conoscere il contenuto delle domande che intende rivolgermi?” (un po’ come successe con Franco La Civita che dovevamo intervistare a Videoesse) “Naturalmente no” fu la risposta a Berlusconi e a Franco La Civita. “Il sorriso gli si affloscia come una ruota bucata, perde smalto”. Solo che alla fine, dopo varie insistenze, racconta sempre Padellaro “sputai il rospo pur senza entrare troppo nei particolari”. Ma l’interlocutore è di un’altra pasta e, al solo pensiero che “si vada a parare sui rapporti intercorsi tra Marcello Dell’Utri e i boss di Cosa Nostra” risponde che se toccherà quel tasto, lui gli spiattellerà  gli appalti che Carlo De Benedetti “ha indebitamente ottenuto per la Olivetti dal ministero delle Finanze”.

Sì, è gustoso ogni tanto conoscerla tutta, la verità. Pure quella che non si vorrebbe ricordare.

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