
Un orso marsicano
MAMMA E TRE CUCCIOLI IN CERCA DI CIBO TRA POLLI E CRISTIANI
21 AGOSTO 2018 – E’ tornato l’orso a Pettorano sul Gizio e si sono scatenati i protezionisti e i cacciatori, nel senso più recondito del termine: coloro che vorrebbero cacciarlo per ricondurlo nei limiti stretti del Parco Nazionale. Quest’anno c’è un aspetto in più: l’esemplare, una femmina, si porta dietro tre cuccioli. E’ un argomento formidabile per chi vorrebbe tutelare tutti e quattro, perché l’uccisione di una famiglia di plantigradi non è certamente in linea con lo spirito “verde” dell’Abruzzo; non si può neanche mettere in conto.
Ma è un argomento formidabile anche per chi vorrebbe tutelare se stesso e le proprie galline: un’orsa con tre cuccioli è quello che nessuno si può augurare di incontrare, neanche solo per scattare due fotografie, perché (giustamente) l’animale, di per sé tra i più selvatici, diventa intrattabile se immagina solo he qualcuno possa avvicinarsi agli orsacchiotti. E qui interviene una variabile attualmente imponderabile: se l’orsa frequenta con una certa consuetudine Vallelarga o Case Macilli (dove pare sia stata ripetutamente avvistata nelle ultime notti) potrebbe alla lunga considerare quell’ambiente il suo ambiente e l’ambiente dei suoi piccoli.
E allora saranno dolori per chiunque si trovasse a passare, anche a piedi o in bicicletta: chiedere agli stessi ecologisti cosa sono capaci di fare le orse a casa loro, nei confronti di chi ritengono un estraneo. In questi casi gli orsi non debbono leggere cosa scrivono i fautori dell’indirizzo “Salviamoci dall’orso” per passare all’attacco. E forse anche i pur apprezzabili rimedi offerti da “Salviamo l’orso”, cioè i recinti elettrificati, consegnati gratuitamente, possono bastare: servono a salvare animali e colture, ma se Ponte d’Arce diventa per un mese o due (fino a quando orsa e figli non andranno in letargo) una riserva scelta non solo per amenità di paesaggio, ma anche per acque fresche e cibo migliore, il problema diventa di tutti. Men che meno potrà essere risolto con battute di caccia, vista l’alta antropizzazione del posto e i pericoli insiti nel livello medio di precisione dei nostri cacciatori, che per beccare un uccello debbono servirsi di una rosa di pallini estesa quanto mezza Riserva. C’è il rischio che l’orsa, affamata prima del letargo, passi dai polli ai cristiani (se così possono chiamarsi quelli che fanno quanto racconta un plantigrado in “Ultimo dialogo surreale tra un orso e un allevatore” nella Sezione NATURA di questo sito).

Il bivio di Ponte d’Arce: la zona frequentata dall’orsa e dai cuccioli si trova a poche centinaia di metri dalla SS17
Un consiglio riteniamo di poter aggiungere ai rimedi saggi: quello di non lasciare cibo dappertutto, perché anche un piccolo residuo di un panino può attrarre l’orso. Qui le cose si complicano, perché, visto il servizio che fa il Cogesa (o chi ha il compito di pulire Sulmona e i paesi e si autoincensa di averlo fatto nel parco fluviale del Vella e stampa pure un giornale per raccontare le sue imprese), gli orsi potrebbero ingrassare senza muoversi dalla piazzola di sosta di Ponte d’Arce lungo la SS17 e in tanti altri posti. Anzi, a questo punto deviare anche il traffico per non essere disturbati a casa loro.





