ULTIMO DIALOGO SURREALE TRA UN ORSO E UN ALLEVATORE

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13 SETTEMBRE 2014 – Il luogo è Ponte d’Arce, non lontano da dove camionisti e automobilisti si fermano per ristorarsi alla fontana, che è di tutti.

“Che fai? Ti accorgi di me, scappi e ti fai male da solo? E io sarei l’orso che non coltiva relazioni sociali?”

– Ma tu lo sai cosa hanno fatto i tuoi simili per migliaia di anni alle pecore?

“E i tuoi?”

– Tu adesso volevi entrare nel pollaio e sbranarti i miei polli…

“Tuoi?”

– Certo, sì, sono di mia proprietà

“Proprietà? Che concetto è? I polli, gli agnelli, le pesche, le fragole sono di chi ci arriva primo. E così l’acqua del fiume che nasce qui vicino. Ti verrebbe in mente di dire che è tua? Non lasciarti sviare da quelli della SACA che se la fanno pagare senza produrla e senza averla neppure incanalata”

– Ma i polli stanno nel mio recinto, per questo sono miei

“E allora solo perché non ho recintato la mia montagna, voi uomini venite a sparare a tutti gli animali che devo mangiare prima di affrontare il letargo? Ti domando ancora: e io sarei l’orso?”

– Lasciamo perdere, non capiresti mai il concetto di proprietà

“ Me lo puoi spiegare meglio facendomi capire come si possano fare cause di dieci o venti anni per una striscia di proprietà o per un pollaio. Così impegnate il tempo che la natura vi ha dato. E vi guardate con rancore gli uni e gli altri, vicini e costretti a salutarvi la mattina qui a Vallelarga, che sarebbe di per sé un posto meraviglioso, nel quale starei bene se mi lasciaste le mie lepri, i camosci, le bacche. Ma l’orso, come vedi, rimango io”

La tua ironia comincia a seccarmi

“E che fai, mi spari?”

No, vedrai domani cosa ti faranno. Non ti consiglio di mostrarti tanto sfrontato. Noi siamo uomini, i mezzi li troviamo

“Forse mi accorgerò tardi di quello che mi vuoi trasmettere con questa minaccia. Ma io non posso cambiare i miei comportamenti. Tu, però, sappi, prima di servirti della tua scienza, che io non ho mai ammazzato nessuna persona in tutto Abruzzo, anche quando avevo fame; non ho mai lasciato bambini senza genitori, come avete fatto l’altro ieri con due cuccioli di orso sulle Alpi”

Adesso la mettiamo sul patetico

“Stiamo parlando di vita o di morte, no?”

Basta. Tra noi non ci potrà essere nessun patto e nessuna convivenza

“Allora smettetela di usarmi nelle pubblicità del Parco Nazionale. Lasciate stare i manifesti che ricoprono Sulmona da ieri e fino a domenica per dire che il Parco della Majella protegge la natura e gli animali. Se tutte quelle risorse fossero state impiegate per ripopolare di selvaggina la Majella, se i camosci non fossero stati trasportati in elicottero dalla Majella al Sirente per fare pubblicità al Parco, io non starei qui a prendermi i “tuoi” polli. E se poi volontari e guardie, naturalisti e compagnia bella, invece di strologare di tutela della natura, si fossero fatti una passeggiata lungo la pista ciclabile, dietro alla centrale idroelettrica, a cinquanta metri in linea d’aria da una strada importante, forse domani non troverei quei regali che qualcuno dei tuoi simili ha lasciato di qua e di là. L’ho capito anche io, sai, che dentro ogni pezzo di carne c’è il rischio del vostro veleno, inodore e insapore. Ma non posso smettere di mangiare quello che trovo. Ricordati che avete rotto il patto che vi ha suggerito Francesco d’Assisi: il lupo non avrebbe fatto strage a Gubbio e gli eugubini gli avrebbero dato da mangiare qualcosa ogni giorno. E guarda un po’ chi dei due ha rotto il patto: l’uomo o la fiera? E io, ancora una volta, sarei il selvaggio. A me basterebbe che, senza darmi da mangiare, vi asteneste dal mangiare le mie prede, o, peggio, da sparare anche a quelle che non potranno essere mangiate”

Dove hai imparato la filosofia?

“Non certamente a Vallelarga, dove in una notte sono stati ammazzati 34 cani da caccia ad una sola persona, per dispetto. Ma adesso ascolta, arrivano fin qui gli echi della baldoria che fanno a Sulmona per celebrare la natura. Sarebbe da presentarsi per domandare se è lì la festa. Però, come vedi, al mio semplice apparire vi fate male da soli. E la festa finirebbe, anzi la farebbero a me, dicendo magari che mi sparano per salvare vite in pericolo. Io a Sulmona volevo andarci e stavo andando, per questo mi trovavo qui, quando ho sentito profumo di polli; avevo fame, sai, non si resiste al richiamo della natura. Prima, comunque, ero diretto a Sulmona perché ho saputo che sotto la statua di Ovidio, quella di pietra che sta al cortile dell’Annunziata, si può chiedere qualunque cosa, una sola volta nella vita, ed ottenere esaudito il proprio desiderio; ma sempre una sola volta, quindi bisogna scegliere bene. Avrei chiesto a Ovidio di non trasformarmi, nè adesso, né nella prossima vita, perché ho saputo che ci si trasforma migliorando fino a diventare uomini. E implorerei di farmi rimanere orso, perchè mi è piaciuta la tristissima storia della ninfa Callisto, che è diventata una di noi e ha conservato la sua dignità. Beh, senti, dopo quello che mi avete fatto e che mi farete domani, lungo quella pista ciclabile dietro alla centrale idroelettrica, tenetela per voi questa Metamorfosi in… meglio”

Di te si parlerà per un giorno sui giornali e alla televisione e quando saranno noti i risultati dell’autopsia. Poi nessuno se ne ricorderà più.

“Per questo non migliorerete mai anche se passaste da una vita ad un’altra”

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