MA PERCHE’ UN PUGLIESE VOLEVA LA PROVINCIA DI SULMONA?

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QUARANTA ANNI FA SI COSTITUIVA IL COMITATO PRESIEDUTO DA LUIGI RAGNI – E L’ACCOGLIENZA FU MENO CHE TIEPIDA

20 GENNAIO 2022 – Quaranta anni fa si costituiva il comitato per la istituzione della provincia di Sulmona. Partiva in anticipo rispetto ad analoga iniziativa dei cittadini di Avezzano, che intrapresero, l’anno successivo, la raccolta di firme per la proposta di legge popolare sulla provincia di Avezzano. Lo animava il dott. Raffaele Russo, che chiamò al vertice il presidente del tribunale di Sulmona, dott. Luigi Ragni (nella foto del titolo). Questi, pugliese di origine e di carriera (aveva avviato il suo curriculum a Bitonto e lo concluse a Bari), partecipò alle riunioni indette dal comitato e si rese parte attiva fino al suo trasferimento nel dicembre 1988.

Sapete quale fu la riflessione che un politico cittadino democristiano formulò quando seppe che il dott. Luigi Ragni presiedeva quel comitato? La esternò sicuramente a noi, che scrivevamo per “Il Tempo”, e probabilmente impestò di tale profumo di intelligenza anche altri: “Ma come mai si è esposto in questo modo?”. Invece di sottolineare che una persona super partes, tra l’altro in posizione di grande visibilità, associava il suo nome e la sua attività ad una rivendicazione antica della città di Sulmona, rinverdendola e dandole nuova linfa, quel politico democristiano si preoccupava di come il dott. Ragni si fosse esposto. Fu voce dal sen fuggita, perché i politici hanno sempre contrastato le aspirazioni al decentramento o all’autonomia amministrativa. E l’ultimo esempio è venuto anche dal presidente della provincia di Pescara, che nel 2014 guardò come fossero marziani due componenti del consiglio direttivo del neonato comitato per il passaggio di Sulmona alla provincia di Pescara. Si tratta di ridiscutere gli equilibri all’interno dei partiti, delle segreterie provinciali e la forza maggiore in questi organismi è quella che si sviluppa per evitare ogni cambiamento.

Non meravigli, quindi, se quel comitato non fece passi avanti e fu sostanzialmente sorpassato dall’ondata di firme a sostegno della proposta di Avezzano. E non meravigli se Sulmona non raggiunse il traguardo che altre dieci città in Italia raggiunsero dopo che il ministro abruzzese Remo Gaspari aveva sproloquiato che “Le nuove province in Italia non si faranno mai”, tagliando le gambe a Sulmona e Avezzano, ma anche a Lanciano che timidamente si affacciava con lo stesso progetto. Quaranta anni dopo si può solo osservare che, diventata provincia, Sulmona avrebbe salvato anche il suo tribunale; e molti altri uffici. Oggi fa i conti con lo spopolamento che, nell’arco di dieci anni, la porterà a diventare un paese di 15.000 abitanti.

E chissà se nel frattempo quel genio della politica cittadina si sarà spiegato come mai un pugliese di estrazione e di destinazione avrà voluto spendere la sua immagine a favore della città che lo ospitava. Che sia stato perché l’aveva trovata dinamica e punto di riferimento di un territorio ampio e omogeneo; oppure perché una provincia ritagliata in questo territorio avrebbe potuto aiutare l’Abruzzo a svilupparsi armoniosamente; oppure perché era semplicemente bella; fatto sta che scoccava la sua ora per proporre una candidatura a diventare provincia. Poi sappiamo come è andata: con il nucleo industriale gestito nel modo che è noto e sempre più somigliante ad un cimitero; con la banca cittadina sconquassata da una amministrazione da panico; con la Comunità montana ridotta a ripulire gli abbeveratoi; con un parco nazionale che non rispondeva neanche all’invito del “Parco” di Pescasseroli di formare un unico ente con sede in Sulmona insieme a quello del Gran Sasso, per fare di questa città una delle capitali verdi d’Europa. Con tutti questi enti cittadini allo sbando.

E con la città ridotta ad implorare la proroga del tribunale. Tutto perchè non era chiaro il motivo che spingeva Luigi Ragni a sposare la causa di Sulmona.