ORSO SENZA VITA A PETTORANO, FORSE AVVELENATO

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IL RANCORE DEGLI ABITANTI E LA TOTALE MANCANZA DI STRATEGIE NATURALISTICHE

12 SETTEMBRE 2014 – Un orso maschio è stato trovato morto lungo la pista ciclabile che da Ponte d’Arce conduce fino ai mulini ad acqua di Pettorano.

Forse è stato avvelenato: è quanto dovranno scoprire domani gli agenti della Guardia forestale che porteranno sul posto cani addestrati a seguire tracce di veleni. Nelle scorse notti si era diffuso un vivo allarme per le irruzioni di un orso nei pollai e nelle stalle di Vallelarga, frazione di Pettorano. Si riteneva fosse una femmina, alla quale convenzionalmente si attribuiva il nome di “Peppina”. Ma non si escludeva che potesse essere l’altro dei due orsi non muniti finora di radiocollare e, quindi, non monitorati continuamente (v.: “Cielo, l’orsa Peppina!” e sviene”; “Radiocollare per l ‘orsa Peppina”).

La morte di un orso, al di là delle polemiche che nei giorni scorsi si sono innestate sui pericoli per la popolazione e sulle esigenze di tutela di una razza in via di estinzione, è comunque una perdita enorme per una regione che vuole proiettarsi nel futuro della valorizzazione ambientale. Mancano strategie serie per sostenere gli animali nel loro habitat; al riguardo, il Parco Nazionale della Majella non ha impostato alcun programma per una assistenza alle molteplici esigenze dei plantigradi. Di conseguenza, tali animali si spingono nelle periferie e addirittura nei centri storici di alcune cittadine montane (come Pescocostanzo). Se, poi, si è trattato di avvelenamento, emerge un quadro di rottura completa (e di delittuose condotte) degli abitanti con le stesse risorse del territorio, in un contesto di assurda carenza di rimedi, effettivi risarcimenti, protezioni minime. In queste ore, il Parco della Majella gli orsi li mette nelle immagini con le quali ha tappezzato Sulmona nella continua ricerca di pubblicità per una sagra che con il turismo culturale e ambientale non ha proprio nulla da dividere.

AGGIORNAMENTO: le indagini e la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila (che ha ribaltato quella di assoluzione del Tribunale di Sulmona) hanno consentito di accertare che all’orso furono sparati colpi di fucile mentre si allontanava da un pollaio.

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