I CUORI OPPRESSI GUARIRO’ E CHE CIASCUNO ABBIA RIVALSA

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11 FEBBRAIO 2011 – “Abbandonati e contenti”; sì, andate a dirlo a Didone che “morente dall’alta rocca” vedeva partire Enea e “quelle navi dardanie dare le vele al vento”. Al Polo universitario di Sulmona una psicologa e una giornalista-scrittrice proveranno a smentire Ovidio che sosteneva come non esistesse erba adatta a guarire le malattie d’amore.

Non ci riusciranno, perchè il mondo è ricco di esempi di tragedie conseguenti agli addii, o anche soltanto di depressione e tristezza, di lutto intenso. Eppure il Vate sulmonese aveva provato ad escogitare i suoi “Rimedi d’amore”, che sarebbero meglio da intendere “rimedi all’amore”: anche quelli più pratici e meno filosofici, come il cercare la stanchezza con mille lavori durante il giorno: “Stanco ti avrà di notte il sonno, e non sarà l’afflizione per lei che potrà suscitarti dalla spessa tua quiete (…) Con questi o altri mezzi ingannerai te stesso a tua insaputa fino a quando ad amare avrai disimparato”. E Ovidio ancora suggerisce nei suoi “Remedia” come resistere alla tentazione di tornare: “Piangerai, pronunciando il nome dell’amica abbandonata, si fermerà il tuo piede spesso lungo il cammino. Ma, quanto meno andare vorresti, tu ricordati di andare, resisti e spingi a correre i tuoi piedi svogliati”. E sono infarciti di stimoli a resistere ai ricordi delle ore felici questi versi che Ovidio scrisse nel pieno della sua affermazione di poeta, ben prima delle “tristezze” dalla Romania, quelle di un lutto profondo come quello della relegazione. Il Sulmonese promuove se stesso e si sponsorizza quando, rivolgendosi  ai delusi dell’amore, così li consiglia: “Ovidio era da leggere quando ad amare voi imparaste, quel medesimo Ovidio da voi sia letto ancora. Di libertà assertore per tutti, i cuori oppressi dai padroni guarirò e che ciascuno abbia la sua rivalsa”. Ma è un impegno sovrumano, tanto che mette in guardia fin dai primi versi: “Se in altri benché giovani cadde l’ardore, io sempre invece amai e se che cosa faccio mi chiedi ancora, amo”.

Il tentativo di non restare schiantati dalla fine del grande amore si può fare e si danno appuntamento alle 17 di domani, sabato, nell’aula magna del polo universitario in Via Pansa n. 3 il Presidente del consorzio universitario, Fabrizio Politi, la psicologa e psicoterapeuta Nunzia Melchiorre e l’autrice del saggio che dà il titolo alla conferenza-dibattito, Susanna Schimperna. Il dibattito sarà condotto da Chiara Buccini, per l’organizzaione di Rosanna D’Aurelio e con gli intermezzi musicali di Andrea Di Giustino.