Il giudice: il terremoto dell’Aquila cresceva dal 2008

276

ECCO PERCHE’ NON ERA ECCEZIONALE  E IMPREVEDIBILE. MA ORA SI RICOSTRUISCE NEGLI STESSI LUOGHI

25 MAGGIO 2013 – Come già per la sentenza del Tribunale dell’Aquila sulla Commissione Grandi Rischi, le anticipazioni della stampa nazionale ed internazionale sulla sentenza per il crollo della Casa dello Studente sono state in buona parte fuorvianti.

Con la stessa leggerezza con la quale tecnici come Margherita Hack avevano trattato l’analisi del giudice dell’Aquila, è stato formulato un giudizio tranciante in ordine ad una pretesa di prevedere i terremoti e alla aspettativa di essere avvisati addirittura di tali previsioni.

Nella sentenza che ha deciso assoluzioni e condanne per i ragazzi morti o feriti nella Casa dello Studente il giudice afferma ben altra cosa, prendendo lo spunto da una relazione del prof. Louis Decantini che, si legge nella motivazione, “ha dedicato la sua vita allo studio dei terremoti ed ha avuto modo di approfondire le caratteristiche del terremoto aquilano in ogni suo aspetto, primo tra tutti la perfetta conoscenza della sismicità storica del territorio; ha riferito che nel periodo compreso tra il giugno 2008 ed il 6 aprile 2009 la zona è stata interessata da uno sciame sismico, di frequenza e di intensità crescenti, sfociato nella scossa distruttiva delle 3,32 che ha avuto una magnitudo momento pari a 6.3 ed una magnitudo locale di 5.8. Nel mese di gennaio 2009 sono state registrate 69 scosse, 78 a febbraio, 100 a marzo e ben 57 nei soli primi cinque giorni di aprile, tutte nella stessa area e caratterizzate da un progressivo aumento della magnitudo. Il prof. Decantini ha descritto compiutamente nella sua relazione la storia sismica del territorio aquilano ed è arrivato alla conclusione che il terremoto del 2009 non costituisce la massima intensità osservata a L’Aquila, poiché nel 1349, nel 1461 e nel 1703 si erano già verificati terremoti di intensità uguale o anche maggiore rispetto a quello di cui ci si occupa; lo studio del consulente ha evidenziato una tendenza al concentramento, nelle zone prossime a L’Aquila, di una notevole attività sismica, con picchi elevati d’intensità. Gli eventi sismici storici aquilani risultano caratterizzati da vere e proprie sequenze, con scosse premonitrici e repliche che si protraggono per diversi mesi. Di particolare rilievo, ai fini che qui interessano, risulta essere l’analisi dei periodi medi di ritorno, vale a dire il lasso di tempo intercorrente tra un evento particolarmente significativo e quello successivo, che è stato indicato in circa 325 anni, a partire dall’anno 1000. Il prof. Decantini ha descritto compiutamente le caratteristiche di tutta la sequenza registrata nella primavera del 2009, ha ripercorso lo sciame sismico che ha preceduto la scossa del 6 aprile ed ha altresì analizzato le repliche verificatesi fino al successivo mese di settembre, in numero di 20, di magnitudo locale superiore a 4″.

Il giudice osserva, proprio alla luce delle risultanze tecniche del processo, che si possono “fissare alcuni punti fermi circa le caratteristiche del sisma in oggetto; si è trattato di un terremoto certamente non eccezionale per il territorio aquilano ed assolutamente in linea con la sismicità storica dell’area. E’ interessante considerare un altro dato fornito dai consulenti: nel mondo vengono rilevati, ogni anno, ben 120 terremoti di intensità pari a quello aquilano. Inoltre anche a parere dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Milano e di Pisa, il terremoto dell’Aquila non rappresenta un caso eccezionale nel quadro della sismicità tipica dell’area e, addirittura, le sue caratteristiche sismogenetiche rientrano perfettamente in quanto previsto negli elaborati di pericolosità utilizzati per aggiornare l’assegnazione dei comuni alle zone sismiche e per definire gli spettri della nuova normativa di settore. Oltre a non presentare il carattere della eccezionalità il sisma non era affatto imprevedibile, essendosi verificato in quello che viene definito il periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l’area aquilana”.

Allora dobbiamo fare una domanda, naturalmente non al giudice, ma ai politici: e con questi presupposti, con questi ritorni e con questi spettri, una Corte d’Appello la andate a ricostruire proprio in Via XX Settembre e costringete tutti gli abruzzesi a farvi udienza?

E l’università, la Banca d’Italia, l’Anas, il genio (?) civile, la Provincia?

Ma da che parte state?