ILLIMITATO SUCCESSO PER CHI SUPERA E GIOCA CON I LIMITI

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ALLA RADICE DEL FASCINO DELLE METAMORFOSI IN DUEMILA ANNI

30 APRILE 2016 – Si può giustificare solo con l’eleganza degli esametri la fortuna delle “Metamorfosi” in duemila anni?

Possono essere bastate solo le misurazioni dei versi, la stessa musicalità dei quindici libri, a spianare le vie del mondo per le “Mutate forme” di Publio Ovidio Nasone? No, di certo qualcos’altro deve aver affascinato. E questo motivo in più, questa essenza delle Metamorfosi sta proprio nella padronanza di Ovidio per un gioco insolito: quello di spostare sempre il limite, di indugiare e addirittura banalizzare uno dei tabù più inviolati della antichità. Il confine era categoria assoluta per i Romani: le caratterizzazioni della stessa società, le regole, hanno fatto apparire nella luce fascinosa il gioco di cambiare i confini, di andare oltre il limite. Traiano, come Marguerite Yourcenar fa dire all’imperatore Adriano, pianse davanti al confine del suo impero che non poteva essere più allargato fino a raggiungere l’Estremo Oriente; e ci sono altri limiti che affliggono di più i grandi personaggi della Storia. Lo stesso Adriano, ancora nelle “Memorie” per lui scritte dalla Yourcenar, interrompe la sua vita felice (o moderatamente equilibrata nella soddisfazione) quando scopre che Antinoo si è ucciso e, così, lui stesso incontra il limite per non essere riuscito a fargli amare la vita; dunque un limite ancora più afflittivo perché immateriale.

Del ruolo e dell’importanza del limite ha scritto importanti riflessioni Remo Bodei per “Il Mulino”, riportando citazioni di grandi autori e ripercorrendo tutte le frustrazioni di una civiltà occidentale che si scontra continuamente con il limite proprio perché non lo accetta.

Dall’abitudine al ragionamento (che forma le autostrade delle riflessioni nel cervello “rendendo maggiormente articolata la propria rete neurale in modo da spostare i confini del proprio io”), all’aneddotica, con la vicenda dell’artigiano che inventò un vetro infrangibile e fu decapitato dall’imperatore Tiberio “per la curiosa paura che il suo uso facesse disprezzare l’oro”: il cammino dell’Uomo è stato sempre segnato dalla ricerca del superamento del limite. Così per le grandi trasformazioni dei luoghi e delle persone: tutto viene ripercorso in queste 120 pagine sul più importante disagio dell’Uomo, conosciuto allo stesso Fetonte di Ovidio nell’assalto al limite estremo della Terra prima della disfatta per aver tentato di sottovalutarlo.

Detta e narrata così l’avventura dell’Uomo, non potevano gli uomini rimanere indifferenti al gioco di Ovidio nel trasformare il disagio del limitato in elettrizzante sfida all’infinito e nel cancellare l’unica, vera barriera che rende l’uomo inferiore agli dei: quella, cioè, di avere sempre una faccia, sempre le proprie gambe.

Beffardo o pietoso che il destino voglia essere con gli uomini, Ovidio introduce e fa rimanere per lunghi quindici libri di versi la fantasmagoria delle trasformazioni improvvise, fatte per sottrarre i protagonisti ad un destino apparentemente già segnato da alcuni dèi contro altri. Gioca, dunque, e allude, quasi a raddoppiare o triplicare le vite, senza limite e senza confini. In particolare, affranca il lettore dall’incessante viaggiare per incontrare le stranezze del mondo: gliele porge, con tale adesione al desiderio del lettore, da far apparire come l’evento più normale che una ninfa diventi orsa e si veda crescere artigli e peli abbandonando per sempre il contatto e il calore del figlio, per il resto del tempo trasformato in stella. “Nell’abbattere le barriere dell’universo chiuso e nell’ammettere la pluralità di mondi in perpetuo cambiamento (forse abitati da altri esseri razionali) non si ottiene solo un vantaggio teorico, ma anche un beneficio pratico, perché l’uomo di sente più libero e felice” osserva Bodei e, senza parlare delle Metamorfosi, dà una spiegazione di come l’opera di Ovidio continui ad affascinare. Nell’immagine sotto il titolo: Perseo libera Andromeda(particolare).

Bodei, Limite, Il Mulino, 2016, pagg.1-120, euro 12,00.