La verità, vi prego, sull’Aquila

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UNO STUDIO DI MAIORANO SULL’ARTICOLO PRIMA DEL CAPOLUOGO E SU ALCUNE BUGIE

30 APRILE 2016 – Una lunga cavalcata sulle imprecisioni; una attenta analisi delle fonti:

è quella che Fabio Maiorano presenta oggi all’Archivio di Stato (ex convento di San Nicola) alle ore 17. E le dà un titolo che racchiude le fisime sull’ortodossia del nome del capoluogo d’Abruzzo: “Aquilani e L’Aquilani”, con l’esplicativo “tra Storia, leggenda e falsi miti”. Prende lo spunto dal regio decreto n. 1891 del 1939 per sottolineare che la città non può convivere con una preposizione articolata quando vuol designare gli abitanti, il complemento di modo a luogo, la specificazione d’origine, etc.

Quella “L” con l’apostrofo è un articolo determinativo. Quindi, non possono esserci i “L’Aquilani”. Se esistono, “sono quelli che vantano origini federiciane della loro città”; oppure “che parlano a sproposito di Templari, di numeri simbolici, di vocazioni esoteriche, di sintonie con la stella Altair, di comunanze con la Sacra Gerusalemme” o che “ostentano parentele onomastiche con la regina degli uccelli” o che “sono convinti che Celestino V è sepolto a Collemaggio per sua volontà”

“Gli aquilani, invece – si legge nella presentazione di Maiorano – sono quelli che amano davvero la loro città e ne raccontano la storia con onestà intellettuale e con il coraggio delle verità documentate, sempre e senza condizionamenti”.

E basta un’occhiata all’indice per trarre un bilancio dalla sequenza dei capitoli : “articolo determinativo, articolo di legge”; “guelfa, guelfissima, mai ghibellina”; “all’incirca “novantanove”; “colle “magico” e bufale templari”; “la bolla sospesa”; “le terre dello zafferano”.