IN CHIESA SI PUO’ ESSERE ANCHE ALLEGRI

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15 OTTOBRE 2011 – La lettura del vangelo è appena terminata e il celebrante sta per rivolgere l’omelia; ma dalla borsa di una anziana signora, impacciata, si diffonde un trillo ruvido e neanche alleggerito da una civile scelta della suoneria. Si sente in tutta la Chiesa della Tomba mentre si celebra la messa in ricordo di Sebastiano Marini, ma il sorriso del sacerdote scansa le reazioni isteriche dei garanti della buona educazione: “Non è il Signore che chiama, tranquilli!”. Poi, nell’Italiano malcerto però immediato, l’uomo con i paramenti si immerge nell’analisi del messaggio evangelico, scherzando poco sul contenuto della denuncia contro l’ipocrisia dei farisei e di quelli che tesero la trappola con la domanda se si dovessero pagare i tributi a Cesare.

Approccio gagliardo con la gente quello di alcuni sacerdoti di una nuova Diocesi fatta soprattutto di extracomunitari che molto hanno da dire ai comunitari e ai comunissimi peccatori. Per esempio Don Gilberto ha riempito la Chiesa di San Francesco della Scarpa e ha reso trasparente l’accesso su Via Mazara; soprattutto parlando con accostamenti che hanno soltanto l’apparenza della semplicità e che scavano molto a fondo. C’è molto del rigore logico dei frati di San Francesco di Paola: una teologia che, senza essere fumettistica, è spiegata per quadri e per immagini. Soprattutto la gente sarà attratta da quell’aria di serenità che viene dal sorriso consapevole della pochezza della battuta rispetto alla gravità del messaggio. Un po’ il tradurre il vecchio motto cinese: “Sii serio: sorridi”.

Ora, a parte le assillanti musiche che emergono come residui archeologici degli anni Settanta e che sembrano il dazio alla modernità, questo tipo di celebrazioni induce certamente alle riflessioni più di ogni insegnamento ex cathedra.

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