Incomincia già la campagna elettorale

282

vaschione_20019 NOVEMBRE  2011 – Una delle speranze della amministrazione comunale eletta nel 2008 era quella di contare sui collegamenti con i parlamentari di un’altra maggioranza, più estesa e più ricca: quella di governo, che usciva appena allora dalla competizione delle urne con un responso rassicurante. In realtà, il sindaco Fabio Federico n questi tre anni ha potuto contare pochissimo sugli interventi del governo di Roma e Sulmona, ancora una volta, ha dovuto trovare altre strade per arginare la crisi in atto in tutto l’Abruzzo interno.

 

 Non è stato solo il terremoto a spezzare gli entusiasmi; semmai ha inciso di più la logica della riduzione degli investimenti, peraltro molto contraddittoria e applicata a pelle di leopardo su scala nazionale se si pensa all’impegno per la costruzione del Ponte di Messina, mai smentito, anzi rafforzato, anche se, nella pratica, inconcludente. Già prima del 6 aprile 2009 nel centro-Abruzzo tutto era fermo sul fronte delle infrastrutture e la politica cittadina ha dovuto confrontarsi ancora nella fatica di Sisifo di ricostruire passo dopo passo i pezzi che si perdevano nel cammino faticoso della industria.

Ora la implosione del fronte cosiddetto moderato e cosiddetto di Destra non farà altro che certificare quello che già si è intuito: che, cioè, la politica cittadina non ha referenti nel Governo e che tanto dal Comune che dagli enti comprensoriali si dovrà guardare solo alle cifre già disponibili. Ben poca cosa, dunque, se rapportata anche all’effetto di stagnazione economica (o di ulteriore recessione seppure sia possibile ancora) che i prelievi fiscali preannunciati e la riduzione della presenza pubblica negli investimenti provocheranno sull’economia debolissima (come è stata definita nel rapporto di Luigi Bettoni della Banca d’Italia, due settimane fa).

Il terreno, peraltro, è pronto per nuove costruzioni politiche, perchè c’è da ritenere che la scomparsa del Popolo delle Libertà che ha ruotato attorno alla persona fisica di Silvio Berlusconi (anche se questa formazione sarà sostituita con altra di altro nome) provocherà la nascita di una galassia di formazioni di piccole dimensioni.

Potrebbe costruirsi una torre di Babele, causa di incomprensioni e di individualismi, ma, se la si vuol guardare con ottimismo, potrebbe essere la volta di gruppi e partiti che torneranno a coinvolgere le persone nella politica attiva, senza designazioni dall’alto. Un pericolo, indubbiamente, è il ritorno di quelli che hanno mentalità e attrezzature della vecchia politica e che possono contare su una certa notorietà, acquisita con l’esperienza più che con le effettive capacità. Forse la stessa crisi, con gli interrogativi e le ansie che si porta dentro, potrà fornire gli anticorpi contro questa resurrezione. C’è solo da sperarlo, in questo anno e mezzo di campagna elettorale continua che ci separa dalle elezioni amministrative.