Kermesse salvifica, con qualche confusione

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SPUNTI DALLA RIUNIONE “UN’ALTRA SULMONA”

13 DICEMBRE 2015 – Molte idee, molta rivendicazione di appartenenza, molti riassunti delle puntate precedenti;

un po’ di confusione sulla strada della ricerca delle ricette per guarire. Con questa stringata (e… disordinata) sintesi si potrebbero contenere le due ore abbondanti di dialogo all’ex cinema Pacifico.

Non solo per i richiami espliciti a quello che si fa adesso all’ex Dopolavoro ferroviario di Via Alessandro Volta  (nei prossimi giorni con la rassegna di Sulmonacinema), ma proprio per il metodo di raccontarsi, la rassegna di autori di oggi a Via Roma sembrava la seconda puntata del racconto della Sulmona delle radio libere (una settimana fa la prima). Ma non c’è nulla di male a raccontarsi prima di raccordarsi. Fosse servita anche soltanto a sottolineare il programma di Marco Maiorano, presidente di Sulmonacinema, oggi la Kermesse di racconti di associazioni e singoli avrebbe avuto un suo ruolo. Maiorano ha invitato tutti quelli che lasciano Sulmona, per esigenze di lavoro e di curricula, a non lasciarla definitivamente: a tornare quel poco che basta a dare un’idea e un’energia; non per fare una passeggiata lungo il Corso (che ci può stare), ma per connettere quello che si fa lontano da qui con quello che si potrebbe fare qui. Ha parlato, in modo suggestivo, dei ritorni nella Storia, come per Celestino V che, se Bonifacio VIII glielo avesse consentito, si sarebbe spento sul Morrone; non poteva parlare del ritorno di Ovidio, che, se avesse ottenuto il miracolo della revoca della relegazione, se lo sarebbe giocato tutto per starsene a Roma. Ma, quello che si vuol dire e che ha strappato pur tiepidi applausi, è che il declino della città si può arrestare con le sinergie anche di chi sta fuori.

Bisognerebbe aggiungere che quanti vanno fuori, almeno non votano per coloro che hanno affossato la città e sono ancora colti con le pale in mano per completare il progetto; bisognerebbe “postare” il codicillo che una buona parte di associazioni e gruppi conta prima di tutto sui finanziamenti di quelli che la città la stanno svuotando. In fondo, rappresentano le istituzioni o il potere e dal  potere è sempre scomodo (non solo distaccarsi, ma anche) mantenersi a distanza senza nulla chiedere, neanche l’assunzione del parente a questo o quell’ente, neanche il contributo di fine d’anno per il giornale o per il progettino. Solo così quegli imputati che aleggiavano nell’aula del “Pacifico” potranno pensare di non avere più nessun tipo di condizionamento per la città e saranno, loro sì, relegati sul Mar Nero.

Ma questo si potrà dire anche in una prossima riunione, non c’è fretta.