RANALLI VOLEVA COSTITUIRE IL SUO, CIONI SI E’ ASSERRAGLIATO IN QUELLO SBAGLIATO
14 GENNAIO 2014 – Dunque adesso sappiamo perchè il dott. Giuseppe Ranalli voleva costituire il gabinetto del sindaco: è dal gabinetto che si lanciano gli appelli più perentori.
Come ha fatto Celso Cioni dalla Banca d’Italia. C’era un salone che è elegante e a portata di giornalisti, nel palazzo restaurato quattro mesi dopo le scosse; c’è un primo piano con corridoi che consentono di passare in rassegna la truppa con spazi per “presentat arm” e con tanto di strilli da far impallidire i consiglieri comunali; e invece Cioni, sostenitore di DC, poi di Udeur e galassie varie, organico a tutte le espressione del potere costituito, ha scelto il profilo più alto, il gabinetto.
Come dare torto a Peppino Ranalli che il gabinetto lo preparava da maggio, e per il gabinetto congelava le deleghe più importanti, come quella all’urbanistica e quella alla cultura? Il progetto ranalliano era ambizioso. Avrebbe anticipato Cioni asserragliandosi nel suo gabinetto. Avrebbe potuto chiedere che Sulmona venisse inclusa nel cratere dei Comuni terremotati, avrebbe potuto puntare l’indice su chi non ha voluto che questa area del cratere comprendesse Sulmona dopo aver compreso Popoli e riprendendo l’inclusione da Bugnara: cioè se la poteva prendere con Cioni (che fino a prova contraria rappresenta la Confcommercio di tutto l’Abruzzo e non quella dell’Aquila), appunto, in una battaglia all’ultimo sangue da un gabinetto all’altro.
Munizioni ne avrebbe avute ben più della tanica di benzina che Cioni dice di aver portato con sé (ma che nessuno ha visto; ohibò, che non fosse fuggito da una porta secondaria perchè la tanica non ce l’aveva?): Ranalli poteva contare sulla deflagrazione del Consiglio di Stato che ha detto che a L’Aquila le istituzioni hanno sfiorato l’abuso di ufficio ed hanno centrato in pieno l’eccesso di potere. Poteva fare a meno della tanica di benzina e dell’accendino per far arrossire gli aquilani per i prossimi cinquanta anni; bastava solo che raccontasse quello che è stato fatto ai danni di Sulmona. Ma miseramente è fallito anche il gabinetto del sindaco di Sulmona. Questo non impedirebbe a Ranalli di dire quello che c’è da dire, rimanendo seduto al suo posto nel suggestivo ufficio di Palazzo San Francesco; anche se il ricorso al Tar e al Consiglio di Stato non l’ha promosso lui, ma la bieca amministrazione Federico, si tratta pur sempre di raccoglierne i frutti.





