LA BRETELLA SARA’ BUONA A REGGERE I CALZONI SFONDATI DELLA RETE FERROVIARIA ITALIANA

767

SPRECHI E INSIPIENZE DEGLI ULTIMI DECENNI TERRANNO LONTANI GLI UTENTI DALLE STAZIONI

Dal dibattito in Consiglio comunale sulla “bretella” che servirà ad evitare la stazione di Sulmona dal collegamento cosiddetto veloce tra Pescara e L’Aquila si ha l’impressione che tutti pendano dalle labbra della Rete Ferroviaria Italiana; li vedi affannarsi per suggerire l’interpretazione più adatta alle sibilline dichiarazioni circa un “maggiore sviluppo” dello scalo ferroviario di Sulmona; di modernizzazione di tutta la struttura, che avrà anche una serie di scale mobili (meglio di Gardaland); di una fermata lungo questa specie di tratta dell’Apollo 14 che dovrebbe risultare quando si realizzerà il progetto di D’Alfonso, commissionato alla Rete Ferroviaria Italiana. Si parla pure dei correttivi che questa bretella potrebbe avere con l’apporto delle “comunità interessate”.

Dopo aver esaminato la scempiaggine della bretella da profani, peraltro non sforniti di un minimo di discernimento e indipendenti dai politici (aspetto che ci differenzia dai tecnici della RFI), dobbiamo solo consolarci pensando che negli ultimi venti anni la Rete Ferroviaria Italiana non ne ha azzeccata una. E fortunatamente un testo non irrilevante ha accertato che sanno solo sperperare i soldi che, ormai soprattutto dalle Regioni, pervengono copiosamente. Il collegamento tra Pescara e L’Aquila è una baggianata che serve agli allocchi per confidare che le principali città abruzzesi saranno collegate dal treno. Poi che nessuno più prende il treno in Italia sarà, secondo D’Alfonso, un fatto secondario. Forse, anzi, l’Italia sarà l’unico Paese europeo a non beneficiare dell’apporto della rete ferroviaria per scongiurare il caos delle reti stradale e autostradale. I disastri che i pendolari incontrano ogni giorno su tutta la rete ferroviaria sono più che indicativi sulla inettitudine della RFI a risolvere i problemi tecnici. Nessuno potrà negare che dai tempi subito successivi all’Unità d’Italia non sono stati effettuati investimenti per modernizzare le principali tratte che reggono l’ossatura del sistema, se si eccettua l’Alta Velocità (cioè una componente irrisoria del complesso). Per il resto, i tecnici di RFI hanno dato il meglio nel… chiudere i collegamenti.

Ora l’unica correzione al tragitto che si intende fare su tutta la percorrenza tra Pescara e L’Aquila sono i cinquecento metri che servono ad evitare la stazione di Sulmona. Roba da ridere, da far vergognare un qualsiasi ingegnere che fosse chiamato ad indicare le economie di percorso e i modi per raggiungerle. In Consiglio comunale, invece, si dà per oro colato quello che la disastrosa RFI illustra e ci si tormenta nel cercare parole di conforto. L’unica parola di conforto (se tale può essere per i contribuenti sprecare le proprie risorse in questo modo) è che evitare la stazione di Sulmona non farà percepire  alcuna differenza, perché già adesso imprenditori, professionisti, turisti la evitano se vogliono spostarsi da Pescara a L’Aquila e viceversa e vanno in auto lungo la A25, la SS 153 e la SS 17 e viceversa. Il problema, cui né D’Alfonso, né Gentile accennano è l’alternativa che si costituirà con il tratto L’Aquila-Poggio Mirteto, che a quel punto taglierà Sulmona, Avezzano e mezzo Abruzzo per assecondare gli imperativi aquilani. Ma anche quella non sarà una tragedia, perché, da come è ridotta la rete ferroviaria italiana, prima che qualcuno prenda di nuovo un treno per valicare gli Appennini saranno pronti i festeggiamenti del Trimillenario ovidiano.

Please follow and like us: