La Casa Santa non fa entrare il medico per le visite ai nigeriani

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CARNEADE RECUBINI E LA SINE CURA DELLA ASSISTENZA AFFIDATAGLI DA D’ALFONSO

16 MAGGIO 2015 – Un medico dà la propria disponibilità a visitare i profughi da dieci giorni sistemati in due appartamenti della “Casa Santa dell’Annunziata”:

da almeno 72 ore dànno segni di indisposizione, in particolare disturbi gastro-intestinali, forse dovuti al cambiamento drastico del clima, forse all’alimentazione per loro inconsueta, forse anche ad altre cose più gravi. Ma alla “Casa Santa” non hanno disposizioni e, per non … sbagliare, mettono alla porta il medico. Questi, il dott. Maurizio Balassone, non ha altra scelta che visitare altrove le persone che necessitano di una piccola o grande verifica sanitaria.

Ma chi ci sta al vertice della Casa Santa? Quale sulmonese si metterebbe di traverso in una esigenza sanitaria di una certa importanza per un fatto così insolito come l’ospitalità di gente che è sfuggita ad una guerra? A fare da commissario all’ente, uno dei più antichi del centro-sud perché risale al medioevo, è un carneade: Dario Recubini. “Recubini, che era costui?” si interrogherebbe il Don Abbondio dei Promessi Sposi. Mai sentito a Sulmona e per questo collocato da Luciano D’Alfonso al vertice di una istituzione che gestisce l’assistenza in forma ormai massiccia: certo meno di quello che accadeva dal 1200, ma tuttavia importante. Le sue credenziali non si trovano neanche in google, dove appare come commissario dell’Ipab di Chieti, invano invitato a dimettersi dal consigliere regionale Febbo.

Ma adesso la “Casa Santa” si è fatta avanti ed ha proclamato la intenzione di ospitare i nigeriani. E allora, di fronte alla necessità di fare una visita medica di sabato, invece di ringraziare il cielo che un medico ha fatto un sacrificio e si è detto disposto a fare, forse pure gratis, le visite più urgenti, il personale della “Casa Santa” lo respinge. E, quel che è bello, non chiama neanche un altro medico, sia della Casa Santa  o il diavolo in persona.

Ora, che D’Alfonso abbia perso la parola sul processo per i veleni di Bussi si può anche capire; ma che non dica a Recubini di aprire la porta per fare entrare un medico sembra davvero il massimo. Che vuole trasformare gli appartamenti della Casa Santa lungo il Corso in un’ala di Aushwitz? E lo stesso Recubini, anche se ha ricevuto l’incarico come una “sine cura”, cioè per uno di quegli impieghi che dànno una retribuzione senza richiedere neanche un minuto di premure (parlare di “lavoro” in un Paese governato da Matteo Renzi sarebbe beffardo, ne conveniamo; ma anche in una regione rappresentata al Senato da Stefania Pezzopane, o in una città che ha eletto Paola Pelino…) almeno un pizzico di cura per i casi più urgenti la vuole avere, se non altro per evitare che domani escano sui giornali notizie scabrose, del tipo: “Si salvano dal naufragio nel Mare di Sicilia, ma muoiono per influenza a Sulmona”.

In queste ore, tra i primi brindisi degli alpini, a Sulmona si consuma questo dramma.