LA NOVELLA DI UN PESCARA CHE RESTA PULITO PER POCHI CHILOMETRI

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SCELTE CATASTROFICHE DELLA CLASSE POLITICA DEL NOVECENTO

4 APRILE 2014 – Dura molto poco la purezza delle acque del Pescara: solo qualche chilometro (nella foto le sorgenti del Pescara a Popoli).

Da Popoli il fiume si avventura nelle “gole” e non ne esce pulito. Dura poco la… novella di un Pescara che porta verso l’Adriatico le gocce di un’acqua cristallina  da tutte le vette più alte dell’Abruzzo, forse eccezion fatta per il Gran Sasso. Il Pescara, per un secolo, non è stato appesantito delle scorie di allevamenti di maiali o di pollame, come è successo per il Vomano e per molti altri corsi d’acqua, che hanno regalato all’Adriatico una mucillagine fastidiosa, ma non letale: è stato inabissato sotto tonnellate di mercurio. Ha ricevuto i residui della lavorazione di micidiali prodotti, tra i quali anche il cloroetano che serviva a confezionare l’yprite per sterminare gli uomini in guerra.

Il ricatto occupazionale 

Tutto questo è scaturito dall’ antico ricatto della occupazione industriale, onde, in sostanza, si è preteso che le fabbriche ad alto impatto ambientale venissero collocate dove era più sporadica l’industralizzazione: come dire che, per evitare l’emigrazione, la popolazione di una regione felice dovesse sopportare di essere accomunata al destino di Liverpool o della Pianura Padana.

Cento anni fa la Montecatini occupava circa duemila operai a Bussi Officine. Adesso, per collocare un cementificio in Valle Peligna, si è parlato della grande occasione di dar lavoro a… centocinquanta dipendenti. L’impianto di trasformazione dei rifiuti in prossimità delle Marane tra Sulmona e Pacentro fa convergere migliaia di tonnellate al giorno da Roma, da Pescara, da L’Aquila (non tutte contemporaneamente, per fortuna) e da molti altri posti. Ma si sostiene che un aspetto positivo c’è: l’occupazione di qualche decina di persone e il ricavo che da queste lavorazioni rimane al consorzio che gestisce l’impianto.

E i mafiosi preservavano le loro isole belle

Una regione che svende il suo patrimonio ecologico in cambio di qualche centinaio di posti di lavoro non merita più di essere chiamata “regione verde d’Europa”. E’ una regione che vuole condividere il suo futuro con mille veleni, dopo aver condiviso il suo passato con il mercurio, il cloroetano, l’arsenico. Ora, che la concentrazione di queste industrie abbia riguardato il centro della regione, il cuore del suo bacino idrografico, dimostra che questa zona ha avuto politici indecenti. Nella serie televisiva della “Piovra” si sottolineava la differenza tra i mafiosi di una volta e quelli nuovi: questi ultimi non si facevano scrupolo di portare i rifiuti nucleari in un’isola, una bella isola incontaminata. Qui la differenza con i politici che hanno cercato di preservare per le generazioni future la purezza dei luoghi non è neanche prospettabile: i rifiuti nucleari sono stati nascosti nelle cavità di Colle San Cosimo, l’arsenico è stato interrato vicino al fiume dell’Abruzzo.

Ma la battaglia è solo di pochi

Quando si è parlato del cementificio che sarebbe sorto nella Valle Peligna, il sindaco Federico era profondamente macerato per la scelta di imporre un “no” che avrebbe significato un “no” anche a duecento dipendenti. Alla fine ha optato per il “no”, quando già amministratori precedenti avevano intrattenuto una corrispondenza per perfezionare quell’insediamento, proprio perchè imposto dai livelli più alti della politica regionale. E i documenti sono consultabili. Ma allora il destino di questo territorio è segnato, se solo un sindaco dice di “no” e i programmi dei politici che restano sono altri? Non per niente, lo ripeteremo fin quando sarà necessario, alle porte di Bussi, e al posto della discarica, è previsto il cementificio che il sindaco di Sulmona non ha voluto. E sarà pagato con il soldi che dovrebbero servire per la ricostruzione post-sisma. Risultato: da più di un anno Federico ha lasciato la politica e il progetto del cementificio con i soldi della ricostruzione fa passi da gigante.

C’è da chiedersi perchè la purezza del Pescara duri solo qualche chilometro e il Pescara non evochi più dannunziane novelle, ma solo incubi.

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